keystone-sda.ch (MASSIMO PERCOSSI)
ITALIA
19.06.2021 - 15:330

Perché l'Italia riapre alla doppia dose di AstraZeneca per gli under 60

Il cambio di rotta di ieri del Comitato tecnico scientifico si può spiegare con (almeno) tre motivazioni

ROMA - È ritornato sui suoi passi il Comitato tecnico scientifico italiano, che aveva deciso per lo stop alla seconda dose di AstraZeneca per gli under 60 dopo il caso della 18enne ligure, morta per complicazioni in seguito all'inoculazione.

È di venerdì, infatti, la decisione di aprire nuovamente alla possibilità di ottenere comunque una seconda dose di AstraZeneca (per completare il ciclo) ed evitare così quella che era stata chiamata la "vaccinazione eterologa" con un secondo farmaco con lo stesso principio, ovvero Pfizer o Moderna.

Il passo in dietro del Cts, rispetto a settimana scorsa può essere spiegato in diversi modi.

In primo luogo, resta vero che il vaccino AstraZeneca al di là dei (comunque drammatici) ma estremamente rari casi di trombosi, resta un farmaco empiricamente sicuro in grado di proteggere dal contagio da Covid. Questo non può ancora essere detto, gli studi a riguardo non sono equiparabili, riguardo alla somministrazione eterologa, questa negli scorsi giorni era stata molto criticata da diversi esperti italiani.

In secondo luogo si teme che chi ha già ricevuto una dose di AstraZeneca non torni più per una seconda dose, nemmeno di un altro vaccino. Questo non solo causerebbe un grande rischio rispetto alla variante Delta, che come abbiamo già scritto è bloccata molto poco da una sola inoculazione di vaccino, ma anche un disavanzo di farmaco importante. E qui si passa alla prossima possibile criticità.

Con buona probabilità, infatti, anche la questione approvvigionamento abbia la sua importanza. Le dosi di AstraZeneca ci sono e sono già state acquistate, in caso si passasse ad altri farmaci per la seconda inoculazione, si presenterebbe un po' la proverbiale situazione della "coperta corta", con un ammanco di dosi di Pfizer e Moderna che già settimana scorsa aveva portato all'ipotesi di una possibile emergenza logistica su scala nazionale.

Evidentemente il rischio di un ritardo ulteriore della campagna vaccinale, visto il timore per la Delta e l'estate che incombe, non poteva non essere preso in considerazione.

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