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02.05.2021 - 11:080
Aggiornamento : 15:27

«Fedez, si adegui al sistema» e lui fa nomi e cognomi dei deputati omofobi

Imperversa la polemica per l'intervento al Concertone del rapper, PD e 5 stelle: «Censura, si dimettano i vertici Rai»

ROMA - Non avrebbe dovuto fare nomi, né calcare la mano nel suo intervento parlato durante il Concertone del primo maggio e - malgrado le insistenze di Rai 3 - alla fine Fedez ha fatto quello che voleva.

Ovvero, non risparmiarsi e dire nomi e cognomi, di deputati ed esponenti politici perlopiù leghisti, parlando del Ddl Zan contro la discriminazione omofoba (e non solo), oggetto di una strenua opposizione in Parlamento.

Polemica non solo dopo, ma già prima: perché - come mostrato anche dallo stesso rapper meneghino attraverso i suoi canali - Rai 3 della faccenda non voleva proprio sentirne parlare, chiedendo il testo dell'intervento (annunciato sui social) e ponendo i suoi veti. Anche se, in seguito, ha fortemente negato qualsiasi tentativo di mettere paletti.

Dal canto suo l'artista ha voluto smentire la dirigenza Rai mostrando via social la registrazione della telefonata avuta alla vigilia con la vicedirettrice del canale nella quale gli viene chiesto apertamente «di adeguarsi al sistema», togliendo i nomi dei deputati presi in causa per le loro citazioni omofobe.

«È la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica, approvazione che purtroppo non c’è stata in prima battuta», ha spiegato Fedez, «Ho dovuto lottare un pochino ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente. Ovviamente da persona libera mi assumo tutta la responsabilità di ciò che dico e faccio».

Che una parte della politica italiana si preoccupasse dell'annunciato intervento sul Ddl Zan di Fedez - che già si era speso più volte sull'argomento - lo dimostra una levata di scudi nei suoi confronti, prima ancora che il tutto andasse in onda.

Fra i polemici, su «un possibile uso personale di una trasmissione pagata con i soldi pubblici» anche Matteo Salvini, a cui il 31enne ha risposto: «Io vado al Concertone a gratis e pago i miei musicisti che non lavorano da un anno e sul palco vorrei esprimermi da uomo libero». Il capo del Carroccio risponde invitandolo «a bere un caffè» e ricordando che al di là di colore e orientamento sessuale per un'aggressione in Italia si rischiano già «fino a 16 anni di carcere».

PD e 5 stelle: «I vertici si dimettano»

A sostenere Fedez, nella giornata di oggi, sono diversi gli esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico. Dal primo, Luigi Di Maio che chiede le scuse della dirigenza Rai. Ai quali si accodano Nicola Zingaretti e Virginia Raggi che ringraziano il rapper, ribadendo l'importanza del ddl Zan. 

Alza invece il tiro il deputato M5S Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, che chiede le dimissioni dei vertici Rai: «si colga questa occasione per fare ciò che finora non si è stati capaci di fare: siano rimossi i responsabili di questo scempio e si dia al servizio pubblico la dignità necessaria all'informazione di un Paese civile».

 

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