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Il killer di Christchurch si dichiara "fascista"
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15.03.2019 - 14:020

Il killer: «Mi ispiro a Breivik». I vicini: «Un giovane educato che ha girato il mondo»

Emergono nuovi elementi in merito a Brenton Tarrant, l'autore della strage nelle moschee neozelandesi di Christchurch

WELLINGTON - Si dice "fascista" e inneggia a Donald Trump e alla Cina nel suo "manifesto", intitolato "The Great Replacement" Brenton Tarrant, il 28enne australiano autore della strage nelle moschee neozelandesi di Christchurch.

«Sono sicuro che i giornalisti lo adoreranno», scrive. A sorpresa, ha la Cina come modello, definita come «nazione con i valori politici e sociali più vicini ai miei». Ammira anche il presidente Usa, Donald Trump, come «simbolo di una rinnovata identità bianca», ma non come leader politico.

Tra quelli degli 'eroi' delle guerre con i musulmani incisi sul caricatore del suo mitragliatore c'erano anche i nomi di Marcantonio Bragadin, Sebastiano Venier, Marcantonio Colonna e Carlo Martello. È quanto appare dalle fotografie pubblicate dai media internazionali.

Il killer: «Mi ispiro a Breivik» - «Ho letto gli scritti di Dylan Roof e molti altri, ma ho preso la mia vera ispirazione solo dal Knight Justiciar Breivik»: lo ha scritto l'autore della strage nel suo 'manifesto' pubblicato online.

Tarrant si riferisce ad Anders Behring Breivik, il terrorista islamofobo di estrema destra norvegese che nel luglio del 2011 uccise 77 persone a Oslo e sull'isola di Utoya. Breivik, come è noto, aveva adottato lo stemma del 'Justiciar Knight', l'ordine massonico templare a cui apparteneva.

Il delirante manifesto inneggia anche alla morte della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente turco Recep Tayyp Erdogan e di Sadiq Khan, sindaco laburista di Londra figlio di immigrati pachistani musulmani.


Keystone
Anders Behring Breivik

Un giovane educato che ha girato il mondo - «Un giovane educato e di buone maniere» che a 19 anni aveva lasciato casa, dopo la morte del padre, e per sette anni aveva girato il mondo. Così chi lo conosce nella sua città natale di Grafton, descrive Brenton Tarrant.

Sky News, che ha intervistato alcuni degli abitanti della città, riferisce che Tarrant dopo il liceo era andato a lavorare in una palestra, dove impiegava parte del tempo per insegnare gratuitamente ai ragazzi.

Nell'aprile del 2010 il padre morì di cancro all'età di 49 anni, e questo spinse Tarrant a partire per una viaggio in giro per il mondo destinato a durare sette anni. È stato durante questo girovagare, secondo alcuni dei suoi ex amici, che il giovane si è «probabilmente radicalizzato».

Nuova Zelanda: solo cinque gli attentati in quasi 70 anni - Si possono contare sulle dita di una mano i grandi attentati compiuti nella storia della Nuova Zelanda, nessuno comunque recente: negli ultimi 70 anni, infatti, sono solo cinque, incluso quello di oggi contro due moschee di Christchurch costato la vita ad almeno 49 persone.

Forse il più noto - almeno fino ad oggi - era quello del 1985, quando agenti dell'intelligence francese piazzarono una bomba sulla nave 'Rainbow Warrior' di Greenpeace, che l'organizzazione ambientalista si proponeva di usare nella sua protesta contro i test nucleari francesi sull'atollo di Mururoa.

La 'Rainbow Warrior' affondò nel porto di Auckland: l'equipaggio riuscì a salvarsi, ma un fotografo - Fernando Pereira - annegò mentre cercava di recuperare le sue macchine fotografiche in una cabina dell'imbarcazione.

Il primo attentato di rilievo - comunque senza vittime - risale invece al 1951: nell'ambito di una vertenza sindacale il 30 aprile di quell'anno un ponte ferroviario venne fatto saltare in aria vicino ad Huntly, nel distretto di Waikato (nord), per interrompere le forniture di carbone.

Ben 31 anni dopo, il 18 novembre del 1982, un kamikaze cercò di distruggere l'edificio che ospitava i computer centrali della polizia nazionale, dei tribunali e del ministero dei Trasporti: l'uomo, l'anarchico Neil Roberts, si fece esplodere ma non riuscì a danneggiare i sistemi informatici custoditi nella struttura.

Infine, il 27 marzo del 1984 una valigia-bomba esplose nell'entrata del palazzo di Wellington che ospitava le sedi di alcuni sindacati del Paese: nell'attentato morì il portiere del palazzo.


 

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