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19.01.2017 - 22:080
Aggiornamento : 20.01.2017 - 07:34

Tragedia di Rigopiano, si temono 30 vittime. L'sms: «È caduto l'albergo»

Il sindaco: «Speranze sempre più ridotte con il passare delle ore»

PESCARA - Terremoto e nevicate storiche. Questa la "tenaglia"che in Italia sta stringendo in una morsa le popolazioni colpite ieri nell'Appennino centrale dalla serie di scosse sopra i 5 gradi. Le operazioni di soccorso che vedono impegnati settemila uomini (circa 2.400 militari italiani che presto diventeranno tremila) sono proseguite anche oggi in condizioni proibitive.

L'Hotel Rigopiano a Farindola (Pescara) - travolto da un'enorme valanga, con due morti accertati e una trentina di dispersi - è la tragedia principale; ci sono poi altre situazioni critiche con frazioni isolate, persone rimaste intrappolate nelle proprie abitazioni, migliaia e migliaia di case senza energia elettrica.

Domani, intanto, il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi per estendere lo stato di emergenza nei territori colpiti negli ultimi giorni: saranno aumentati gli interventi senza allargare il 'cratere' dei Comuni già definito.

Due cadaveri, due persone tratte in salvo. Si temono 30 morti -  Due cadaveri sono stati recuperati per ora da sotto la neve che copre quello che resta dell'hotel Rigopiano. Due persone sono state tratte in salvo. Si temono fino a 30 vittime.

Alcuni degli ospiti dell'albergo avevano protratto il soggiorno per colpa del maltempo. Dopo le quattro forti scosse di terremoto della giornata di ieri, tutte sopra magnitudo 5, avevano chiamato lo spazzaneve per lasciare l'hotel.

L'appuntamento era per le 15, poi però era stato ritardato alle 19. Troppo tardi, perché sarebbe stato a metà pomeriggio che la valanga si è staccata travolgendo tutto quello che incontrava sul suo cammino per un fronte di 300 metri, come dimostrano le terribili immagini prese dall'alto, diffuse dai Vigili del fuoco. A quel momento erano tutti riuniti nella hall.

Dai dati registrati dalla questura, c'erano 22 clienti e 7 dipendenti, più qualche altro ospite, forse 35 persone circa. Due sono le salme recuperate, 2 i sopravvissuti. Di tutti gli altri non c'è traccia. "Con il passare delle ore le speranze di trovare qualcuno in vita si riducono sempre di più", dice il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta

Sono solo in due quelli che al momento, possono raccontare l'incubo. Due soli, Giampiero e Fabio, possono descrivere davvero l'enorme massa di neve che si è abbattuta sulle loro vite. Fabio S., il tuttofare dell'albergo, deve la vita al cemento armato del locale caldaia; Giampiero P., invece, al mal di testa della moglie, che sta ancora sotto le macerie insieme ai figli di 6 e 8 anni.

Alle 17.40, dieci minuti dopo la slavina, Giampiero aveva già capito tutto: "è caduto l'albergo" ha scritto in un sms al suo datore di lavoro. E oggi ha ribadito: "ho sentito rumori e scricchiolii. Poi ho visto la montagna cadere addosso all'edificio". In tarda serata gli uomini del soccorso alpino hanno messo le pelli di foca sotto gli sci per raggiungere il luogo della tragedia.

In 135 sono al lavoro e i commenti quando scendono dalla montagna sono tutti uguali. La frana è "immensa". "Scavare è difficilissimo". "Non c'è più niente". Il direttore della comunicazione d'emergenza dei vigili del fuoco, usa frasi secche. "La situazione è drammatica. L'intera struttura è stata spazzata via, è rimasto in piedi solo un pezzetto. Ci sono tonnellate di neve, alberi e detriti. I materassi sono stati trascinati a centinaia di metri". Bastano le immagini girate dai soccorritori dal cielo e da terra per capire cosa sta dicendo.

La struttura è stata sventrata dalla massa di neve, con una forza violentissima. La slavina ha un fronte di 300 metri e un metro cubo di neve pesa 850 kg. "Ma questa neve è parecchio bagnata - spiegano i soccorritori - diciamo che in questo caso un metro cubo arriva a pesare una tonnellata". E sull'hotel ne sono piovute decine.

"E' stata un'enorme 'colata di detriti' - ricostruisce il geologo Gian Gabriele Ori, dell'università di Chieti - un fenomeno raro, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve. Il terremoto lo ha innescato, come una miccia".

L'intero corpo principale, di due piani, di fatto non esiste più. Del piano più alto restano i tondini di ferro che spuntano dai pilastri spezzati e pezzi di cemento mischiati a neve e rami di albero. Il piano terra, invece, è invaso di neve e macerie. Ma brandelli di cemento sono anche a cento metri da dove dovrebbero essere. L'unica cosa che ancora resta dell'albergo è il corpo nuovo, quello con la piscina e la Spa. "Ma anche là dentro - dice chi ha scavato per tutta la giornata - è tutto distrutto, la neve si è infilata ovunque". E' invaso il tunnel di collegamento con l'albergo. Ed è crollata la cupola che sovrastava il centro benessere.

L'intervento del CNSAS - Stamattina all’alba anche i tecnici del CNSAS lombardo (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico), insieme con i colleghi del CNSAS Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, oltre alle regioni direttamente colpite, hanno raggiunto con gli sci l’Hotel Rigopiano, travolto da una valanga in Abruzzo a Farindola (PE), sul Gran Sasso.

Nella giornata di oggi hanno operato a Castel Trosino, un piccolo borgo sopra Ascoli Piceno. La strada era bloccata e con un mezzo fuoristrada con catene hanno portato farmaci e carburante ad alcune famiglie e a persone anziane completamente isolate. In alcune zone le strade sono state liberate ma sono tuttora presenti punti e pendii pericolosi, con un forte rischio di valanghe a causa di accumuli di neve fresca.

Alcune squadre del CNSAS Lombardo procederanno nelle prossime ore con i colleghi del Veneto verso Villa Castellana, un paese di circa mille abitanti in provincia di Teramo: il percorso è caratterizzato dalla presenza di neve molto alta. La situazione sembra essere meno preoccupante a Montorio al Vomano (TE) ma manca la copertura telefonica e ci sono grandi difficoltà a mantenere le comunicazioni. Al momento i soccorritori stanno operando con mezzi attrezzati per affrontare l’ambiente innevato e impervio, con jeep e quad cingolati ma anche a piedi o con gli sci. La presenza dei tecnici del CNSAS è rilevante perché possiedono competenze specifiche per intervenire non solo in un ambiente impervio innevato ma anche nel soccorso sanitario e in valanga, in quanto sanno riconoscere eventuali segnali di rischio che potrebbero presentarsi dopo le nevicate abbondanti delle ultime ore.

Sono ventuno per ora i tecnici lombardi che da stamattina operano nelle aree dell’emergenza, coordinati dal Dipartimento di Protezione Civile nazionale. Provengono dalle cinque Delegazioni lombarde: V Bresciana, VI Orobica, VII Valtellina - Valchiavenna, XIX Lariana e IX Speleologica. 

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Ultimo aggiornamento: 2020-08-15 07:14:08 | 91.208.130.86