TORINO
03.06.2013 - 16:240
Aggiornamento : 19.11.2014 - 10:15

Eternit Italia: Schmidheiny condannato a 18 di reclusione

TORINO - La Corte d'appello di Torino ha condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheny nel maxiprocesso contro Eternit Italia a Torino. In primo grado Schmidheiny era stato condannato a 16 anni. I pubblici ministeri (pm) Raffaele Guariniello, Sara Panelli, Gianfranco Colace ed Ennio Tomaselli avevano chiesto la condanna a 20 anni per disastro doloso.

La Corte ha poi accordato una provvisionale 30,9 milioni di euro al Comune di Casale Monferrato. Nella città della provincia di Alessandria la multinazionale dell'amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante, e il numero delle vittime è più elevato che altrove. Alla Regione Piemonte, che si era costituita parte civile, i giudici hanno invece riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di euro.

La Corte d'Appello di Torino ha ritenuto il miliardario elvetico responsabile di disastro nelle fabbriche di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), ma anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), per le cui vittime il tribunale di prima istanza aveva dichiarato la prescrizione.

La decisione dei giudici, in quella che viene definita la più grande causa mai intentata al mondo sul fenomeno dei danni provocati dall'amianto, avrà ripercussioni anche sugli altri procedimenti aperti dalla magistratura italiana: l'inchiesta Eternit-bis è ormai alle ultime battute e potrebbe sfociare in una incriminazione per l'omicidio volontario di almeno 200 persone.

Il processo conclusosi oggi vedeva imputati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier, il quale però è deceduto lo scorso maggio all'età di 92 anni. La Corte ha disposto dei controlli formali sul certificato di morte, un passo necessario prima di arrivare a una pronuncia di "non luogo a procedere" che potrebbe significare "risarcimenti zero" per numerose delle parti civili.

"Le indagini relative ai reati di omicidio non incontrano particolari difficoltà di prova e sono ormai pressoché completate", aveva detto in aula Guariniello durante la requisitoria. L'ultimo caso acquisito agli atti del "ter" è quello di una donna morta nei giorni scorsi a 37 anni, a Casale Monferrato, pur non avendo mai lavorato nella sede locale dell'Eternit: l'esposizione all'amianto continua a mietere vittime.

La procura ha aperto altri filoni di indagine sull'Eternit, e in almeno uno di essi già compare il nome di Schmidheiny fra gli indagati: l'Eternit Francia, l'Eternit Brasile, gli italiani morti dopo aver lavorato in Svizzera, l'Amiantifera di Balangero (Torino).

L'interrogativo è se i processi rimarranno a Torino: la competenza è radicata a Cavagnolo, cittadina in cui la multinazionale aveva uno stabilimento, ma la riforma della geografia giudiziaria potrebbe costringere i pm a trasmettere le carte alla procura di Ivrea.



ATS
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