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Padri che partoriscono i loro figli, ecco chi sono i Seahorse Dad

Sono uomini transgender che decidono di portare a termine una gravidanza, spesso fra lo stigma e l'indifferenza. A mostrarli al mondo, un documentario che ha raccontato il viaggio di uno di loro.
Jeanie Finlay/Hippocampus Films
Padri che partoriscono i loro figli, ecco chi sono i Seahorse Dad
Sono uomini transgender che decidono di portare a termine una gravidanza, spesso fra lo stigma e l'indifferenza. A mostrarli al mondo, un documentario che ha raccontato il viaggio di uno di loro.

Si fanno chiamare ”seahorse dad“ perché, come i cavallucci marini, partoriscono i propri figli pur essendo padri. Dei padri trans che, in quanto dotati di organi riproduttivi femminili, portano avanti una gravidanza e danno alla luce i propri bambini, pur essendo nell'aspetto del tutto simili a degli uomini.

Le loro storie sono ancora poco conosciute, e qualora se ne parli lo si fa con un misto di riprovazione e morbosità, nonostante la delicatezza del tema e il coinvolgimento di minori che di questi papà-cavallucci marini sono i figli.

Jeanie Finlay/Hippocampus FilmsFreddy e il figlio, nella locandina del film “Seahorse Dad: the Dad who Gave Birth”.

Un documentario che dà nome a un fenomeno
Nel 2019 era uscito nelle sale cinematografiche “Seahorse dad: the dad who gave birth”, diretto dalla regista Jeanie Finlay, la storia di Freddy McConnell, un uomo gay transgender che racconta della propria gravidanza, dal momento in cui scopre di aspettare un figlio a quello della sua nascita. Originario del Kent, dove è nato nel 1986, McConnell si è laureato in lingua araba all'Università di Edimburgo, lavorando come giornalista per il quotidiano britannico The Guardian.

Pur essendogli stato assegnato alla nascita il genere femminile, Freddy si è sempre percepito come appartenente al genere maschile, dando inizio nel 2013 a una terapia sostitutiva a base di testosterone e sottoponendosi, l'anno dopo, a una doppia mastectomia.

«Non credo sia possibile spiegare la disforia di genere a qualcuno che non la sente. Tutto quello che so è che il testosterone e la mia transizione ha cambiato tutto, e ha reso la vita non solo vivibile ma piacevole» ha confessato il giornalista al Guardian. L'operazione di isterectomia, invece, era stata rimandata proprio per il desiderio del giornalista di dare alla luce dei figli, cosa che effettivamente è avvenuta nel gennaio del 2018 dopo aver fatto ricorso all'inseminazione artificiale.

Jeanie Finlay/Hippocampus Films

Il riconoscimento legale e le difficoltà burocratiche
L'anno prima, a seguito del Gender Recognition Act del 2004, McConnell aveva deciso di ottenere il riconoscimento di genere per essere legalmente riconosciuto come maschio, ricevendo tale certificato nell'aprile dello stesso anno con il nome di Fredric William, in onore di un suo prozio. Ciò però non gli ha impedito di essere riconosciuto come padre del bambino, dato che per il diritto inglese la persona che partorisce il proprio figlio debba essere segnata come 'madre' nel certificato di nascita dello stesso.

Tale decisione, impugnata legalmente dal giornalista, è stata in seguito confermata dal presidente della Divisione Famiglia dell'Alta Corte, Sir Andrew McFarlane, e successivamente ribadita dalla Corte d'Appello nell'aprile del 2020.

Nell'agosto del 2021, il giornalista ha annunciato la sua seconda gravidanza, dando alla luce il secondo figlio nel gennaio del 2022, senza rendere noto, anche in questo caso, il sesso e il nome del nascituro. In una intervista rilasciata al Guardian, McConnell si dichiara esso stesso confuso in merito alla volontà di sospendere l'assunzione di testosterone per poter rimanere incinta, accorgendosi con paura che il suo corpo riprendeva la morbidezza tipica del periodo della maternità.

A un certo punto del documentario, il giornalista, in preda a una crisi di pianto, confessa alla telecamera di sentirsi «come un fottuto alieno». «Ho sempre amato i bambini - ha dichiarato McConnell al Guardian - e prima della transizione ho pensato di rimanere incinta perché mi avevano detto che il cambiamento mi avrebbe reso sterile. Ma decisi che era da irresponsabile, come potevo dare amore a un bambino allora se mi sentito infelice e confuso?».

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Pochi, e stigmatizzati
Stimare quanti possano essere i seahorse dad al mondo è impossibile, non essendoci dei numeri ufficiali, ma si stimano settantacinque casi in Australia nel 2016 e quaranta nel 2017, mentre in Gran Bretagna, nel 2017, si era a conoscenza di sei casi di padri transgender che avessero portato avanti una gravidanza.

Lo stigma sociale che riguarda le persone transgender è ancora molto forte e si tende a voler nascondere, più che rendere pubblici, dei casi del genere. Lo stesso McConnell aveva denunciato il fatto che ai trans non venissero fornite delle indicazioni chiare e precise sulla possibilità di portare avanti una gravidanza, consigliando loro di far congelare i propri ovuli prima del completamento della transizione per poi rivolgersi a una madre surrogata.

Nel 2017, The Sun aveva definito Hayden Cross come «il primo uomo incinta della Gran Bretagna», per poi scoprire che Scott Parker aveva partorito il proprio bambino alcuni mesi prima. A quel punto, venne fuori che Jason Baker avesse partorito nel 2011: questo per dire che la storia di McConnell non era unica nel suo genere ma che, come detto, molti altri uomini trans avessero fatto la stessa scelta, portando avanti una gravidanza pur avendo intrapreso il proprio percorso di transizione.

Nel 2017, Trystan Reese, un uomo transgender di Portland, in Oregon, aveva raccontato sui social media della propria esperienza di uomo che aspettava un bambino insieme al marito Biff, già padri adottivi di suoi due nipoti. L'uomo, dopo aver dato alla luce suo figlio Leo, ha anche creato un portale online, Trans Fertility, per diffondere informazioni corrette sulla possibilità di portare avanti una gravidanza come transgender.

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La difficoltà di trovare supporto
«C'è molta disinformazione e stigmatizzazione della fertilità trans, nonostante la disponibilità di ottima ricerca medica sull'argomento», compresa la difficoltà di vedersi riconosciuti sui documenti dei figli come padri e non come madri degli stessi. Tale mancato riconoscimento comporta una serie di effetti molto dannosi per la privacy delle persone coinvolte, oltre che episodi di discriminazione e, in alcuni casi, anche difficoltà negli spostamenti.

Pur vivendo delle vite diverse, i padri cavallucci marini sono accomunati dal fatto che nessuno li abbia preparati a vivere in maniera consapevole e con le informazioni adeguate una esperienza simile. Ryan Charles Jacob è l'ennesimo uomo in transizione a cui i medici avevano assicurato che la terapia con il testosterone l'avrebbe reso non più fertile, per poi scoprirsi incinta undici settimane dopo aver intrapreso tale tipo di cura.

Jacob, pur combattuto sul da farsi, ha poi deciso che tale avvenimento andasse interpretato come un segno, dando così alla luce il proprio figlio nel febbraio del 2020, e trovando nell'associazione britannica Proud2bparents una comunità di genitori LGBTQI+ nella quale sentirsi accolto e capito. Nonostante questi padri abbiano trovato una rete di supporto nelle proprie famiglie d'origine e in persone con un trascorso in comune, è inutile negare che la società si trova impreparata ad accogliere queste gravidanze nel modo più adatto.

Una parte del lavoro di inclusione dovrebbe partire dal linguaggio, e se in alcuni reparti di maternità, come a Brighton, sono state introdotte parole come 'genitore partorente' o 'allattamento al petto', vi è stato chi, come gruppi di femministe radicali, che si sono scagliate contro questo genere di cambiamento rivendicando il fatto che la gravidanza spetti biologicamente solo alle donne.

Jeanie Finlay/Hippocampus Films

«Non siamo una minaccia per le donne»
Come detto da Trystan Reese “voglio spiegare che io non sono una minaccia per le donne. Che la mia capacità di riprodurmi non toglie nulla a loro. Che la mia volontà di affermare la mia presenza negli spazi legati al parto non è un attacco, e che la mia consapevolezza come uomo non toglie nulla a loro”. Questa sorta di resistenza all'esistenza di realtà simili è il risultato della disinformazione con la quale le persone si approcciano al mondo dei transessuali.

La violenza nei confronti di queste persone è una crisi globale, e nel mondo, tra il 1 ottobre 2024 e il 30 settembre 2025, sono state uccise più di duecentoottanta persone transgender, con un lieve calo rispetto ai trecentocinquanta dell'anno prima. Dal 2008, le persone trans uccise sono state più di cinquemila.

La politica restrittiva adottata da molti Paesi, in Europa e nel mondo, con riguardo al riconoscimento di genere e le cure mediche per la transizione non hanno fatto altro che peggiorare tale situazione, portando la società civile su posizioni sempre più polarizzate, con possibili ripercussioni sull'incolumità.

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