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Tra il Sarmat russo e lo "scudo" nucleare che non c'è

RUSSIA / UNIONE EUROPEATra il Sarmat russo e lo "scudo" nucleare che non c'è

01.05.22 - 14:15
La propaganda russa loda il nuovo missile ipersonico. Le sue caratteristiche e perché l'Europa non potrebbe difendersi.
Reuters
Il decollo del missile Sarmat - testato lo scorso 20 aprile - dal cosmodromo di Plesetsk.
Il decollo del missile Sarmat - testato lo scorso 20 aprile - dal cosmodromo di Plesetsk.
Tra il Sarmat russo e lo "scudo" nucleare che non c'è
La propaganda russa loda il nuovo missile ipersonico. Le sue caratteristiche e perché l'Europa non potrebbe difendersi.
Il sistema BMD (Ballistic Missile Defence) della Nato non è adeguato per rispondere alla minaccia posta dalle armi ipersoniche russe. Il progetto TWISTER, in sviluppo dal 2019 dopo il via libera del Consiglio europeo, potrebbe colmare questo gap. Ma per la sua entrata in servizio si guarda al 2030.

MOSCA / BRUXELLES - Londra distrutta in 202 secondi. Parigi in 200. E per Berlino ne bastano 106. La trasmissione "60 Minutes" di Channel One, l'emittente di stato russa, ha dedicato pochi giorni fa una puntata all'eventualità di un decorso nucleare sull'onda della guerra in corso in Ucraina, tessendo - con tanto di cartina europea a schermo decorata con le traiettorie - le lodi dell'RS-28 Sarmat; il fiore all'occhiello dell'arsenale missilistico di Putin. Entrerà concretamente in servizio entro il prossimo autunno. E virtualmente, almeno in Europa, non esiste sistema di difesa in grado di fermarlo.

Il Sarmat, cosa sappiamo?
Sia nei toni che nei modi, quello offerto dal canale russo è stato l'ennesimo spot a tinte "intimidatorie" della propaganda di Mosca. Ma è al contempo l'occasione per fare un punto su quale sia il livello di sicurezza nel Vecchio continente rispetto alla minaccia potenziale che un'arma come il Sarmat può costituire.

Di questo colosso sappiamo che ha una gittata massima, stando a fonti militari del Cremlino, di circa 18mila chilometri. Sappiamo che misura 35 metri, per 3 metri di diametro, e può viaggiare a una velocità massima di Mach 20.7 - che tradotta in più comprensibili unità di misura è pari a circa 25mila chilometri orari. E sappiamo pure che il suo carico bellico massimo si aggira sulle 10 tonnellate, sufficienti quindi a fornire alloggio a una decina di testate pesanti.

Va inoltre ricordato, citando le parole del presidente russo Vladimir Putin - che nel marzo del 2018 svelò l'esistenza dell'arma -, che questo ICBM ha una fase di decollo molto breve, che quindi lo rende «difficile da intercettare per i sistemi antimissile». Mosca lo ha testato con successo solo pochi giorni fa. La conferma è arrivata alle 15.12 del 20 aprile scorso. L'RS-28 è stato lanciato dal cosmodromo di Plesetsk e ha colpito i bersagli che erano stati designati a Kura, nella regione della Kamchatka, a distanza di oltre 5'450 chilometri. A ribadire, anche se indirettamente, come l'intera Europa occidentale sia a portata di tiro.

Lo scudo che ancora non c'è
E l'Europa, come abbiamo già sottolineato qualche riga più in alto, non dispone di contromisure all'altezza del Sarmat russo. Esiste il cosiddetto scudo Nato, ovvero il sistema BMD (acronimo che sta per "Ballistic Missile Defence", ndr.), il cui sviluppo ha preso il via a partire dal 2010. Ha il suo cuore nella base aerea di Ramstein, in Germania, e la spina dorsale del suo funzionamento si basa su una rete di radar - come quello di Kürecik, in Turchia - e sistemi d'intercettazione garantiti dai Paesi che costituiscono l'Alleanza. La sua funzione «è puramente difensiva» e si articola su cinque fasi operative: pianificazione, monitoraggio, scambio di informazioni tra gli alleati, intercettazione e gestione delle conseguenze.

Questo finché si parla di missili, le virgolette sono d'obbligo, "normali". Nel caso di missili ipersonici come il Sarmat russo, ma non solo, lo scenario muta radicalmente. E questo "ombrello" della Nato si scopre del tutto inadeguato. «Uno scudo nucleare è il solo modo di proteggere l'Europa», aveva detto agli inizi dello scorso marzo il capogruppo del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber. Intervistato dall'italiana TgCom24, aveva spiegato di vederlo come un tassello imprescindibile per la politica di sicurezza europea nel lungo periodo. «Con o senza gli americani».

La risposta dell'Europa dovrebbe prendere corpo con il progetto TWISTER - Timely Warning and Interception with Space-based Theater surveillance, ossia un sistema di avviso tempestivo e intercettazione con sorveglianza spaziale -, che ha ricevuto il nulla osta dal Consiglio europeo già nel novembre del 2019 e troverà attuazione nell'ambito della PESCO, la Cooperazione strutturata permanente dell'Ue. Finora al progetto hanno aderito Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Francia, con quest'ultima a svolgere il ruolo di coordinatore. Servirà però tempo. L'entrata in servizio, come si legge in una nota pubblicata a suo tempo dal consorzio europeo MBDA - produttore leader di missili nel Vecchio continente -, è fissata entro il 2030. Un domani non così vicino, mentre il Sarmat è già (quasi) pronto oggi.

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