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Khalid Sheikh Mohammed, la presunta mente degli attentati dell'11 settembre, è ancora in attesa di processo.
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08.09.2021 - 20:000

20 anni dopo gli attacchi dell'11 settembre, il presunto basista è ancora in attesa di processo

Non è nemmeno detto che si arriverà mai in aula, secondo vari esperti

GUANTANAMO BAY - Martedì sono riprese a Guantanamo Bay - dopo una lunga pausa dovuta all'emergenza Covid - le udienze preliminari di quello che sarebbe potuto essere il processo del secolo negli Stati Uniti: quello a carico di cinque imputati tra cui Khalid Sheikh Mohammed, il presunto basista degli attentati dell'11 settembre.

Una «farsa» - A 20 anni dagli attacchi, e a nove dalla presentazione delle accuse per crimini di guerra, non c'è ancora una data per il dibattimento e non c'è un orizzonte temporale preciso, riferisce la Nbc. Uno degli avvocati d'ufficio dei cinque ritiene che siamo ormai alla «farsa» e in molti ritengono che la vicenda sia uscita da tempo dai binari. Anzi, che sia stata creata in un modo che avrebbe inevitabilmente portato al fallimento. «Non riguarda le persone che perseguono, difendono o i giudici coinvolti», spiega l'esperto di sicurezza nazionale al Boston College Kevin Powers. «È davvero il modo in cui è stato impostato il sistema. Ed è quello che le persone devono capire davvero: il sistema è impostato per fallire».

I motivi della lentezza - La lentezza esasperante è dovuta a un mix di fattori, spiega ancora il quotidiano Usa. Il viaggio a Guantanamo Bay è stato definito «un incubo logistico»; avvocati e giudici sono cambiati molte volte; il sistema delle commissioni militari, creato da zero negli anni della presidenza Obama, presta il fianco a svariati contenziosi e perdite di tempo. Soprattutto, il motivo per cui la macchina della giustizia si muove a passo di lumaca è il costante bisogno di segretezza. Ci sono voluti anni affinché gli avvocati difensori ottenessero i riassunti delle prove contro i clienti - e in qualche caso manca ancora del materiale.

Segretezza od occultamento? - Le estreme misure di sicurezza, ufficialmente pensate per impedire la comunicazione all'esterno dei membri di al-Qaeda, vengono viste dai difensori degli imputati come un tentativo di occultare il trattamento di chi si trova da anni o decenni nella prigione sull'isola di Cuba. «Nascondere la tortura è la ragione per cui questi uomini sono stati portati a Guantanamo, e il continuo insabbiamento della tortura è la ragione per cui esiste ancora la detenzione indefinita» nella struttura, ha dichiarato uno degli avvocati. «L'insabbiamento della tortura è anche il motivo per cui siamo tutti riuniti a Guantanamo per la 42a udienza della commissione militare dell'11 settembre nel 15° anniversario del trasferimento di questi uomini».

Conclusione non scontata - Non è nemmeno detto che si arriverà mai a un processo, ha chiaramente affermato colei che dirige la Guantanamo Defense Clinic, che assiste i difensori delle commissioni militari. «Non è necessariamente una conclusione scontata che ci sarà un processo». Alla velocità con cui attualmente si procede, le udienze procedurali potrebbero richiedere un altro decennio. «L'obiettivo degli Stati Uniti è stato quello di garantire l'equità nel raggiungere risultati giusti in questi casi. Oltre a ciò, il Dipartimento della Difesa non può speculare su questioni relative alla cronologia delle commissioni» ha dichiarato la pubblica accusa.

13 milioni per detenuto - Il tutto ha costi enormi per i contribuenti statunitensi: il New York Times ha stimato in 13 milioni di dollari il costo annuo di un prigioniero a Guantanamo, che oggi ospita 39 persone. Nonostante l'assicurazione che il carcere verrà chiuso, sono in corso lavori di ampliamento da 15 milioni di dollari.

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