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AFP
RUSSIA
22.08.2021 - 18:310
Aggiornamento : 23.08.2021 - 09:27

Sputnik «funziona anche con le varianti». Ma l'ok dell'Ema resta in ghiaccio

In Russia, fa sapere l'Istituto Gamaleya, sono tuttavia pronti ad aggiornare il vaccino in caso di necessità

MOSCA - Le varianti attuali del SARS-CoV-2 non impensieriscono il vaccino anti-Covid russo Sputnik V. Tuttavia, in Russia - fanno sapere i vertici dell'Istituto Gamaleya, dove il siero è stato progettato - sono già pronti nel caso fosse necessario adattarlo.

«Abbiamo predisposto diverse strutture in funzione dei ceppi mutanti. Se gli enti regolatori decideranno che è arrivato il momento» di adattare il vaccino «siamo pronti a farlo», ha detto il direttore del centro, Alexander Ginstburg, all'agenzia russa TASS. Ma «per ora lo Sputnik V si è dimostrato capace di proteggere contro tutte le varianti comparse di recente», ha pure assicurato.

Il primo a partire... ma non ad arrivare
Poco più di un anno fa - era l'11 agosto del 2020 - lo Sputnik V diventava il primo vaccino al mondo registrato contro il nuovo coronavirus. Un momento simbolico un po' per tutto il pianeta, ma soprattutto per la Russia che da subito ne ha fatto un veicolo di propaganda per ritagliarsi un ruolo di primo piano nella risoluzione della crisi pandemica globale. Da allora, il preparato russo ha ricevuto il via libera in 75 Paesi, senza però riuscire a fare breccia definitivamente né in Europa - dove solo una minoranza di nazioni ha concesso l'omologazione d'emergenza - né nel Nord America.

Ema: cinque mesi (e oltre) dopo, tutto tace
La cartina "politica" dello Sputnik V tinge quasi completamente l'America Latina, buona parte dell'Africa del Nord e della sua costa affacciata sulle acque dell'Oceano Atlantico e la quasi totalità dell'Asia - in Turkmenistan e Uzbekistan ha già ricevuto l'omologazione definitiva -, con l'esclusione della Cina. Nel vecchio continente invece, il preparato russo viene somministrato in alcuni stati dell'area balcanica (Macedonia del Nord, Albania, Bosnia, Serbia e Montenegro), in Ungheria, in Bielorussia, in Moldavia e a San Marino. L'Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha avviato la procedura di "rolling review" nel mese di marzo, ma dopo oltre cinque mesi di revisione un verdetto non è ancora stato pronunciato.

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