Keystone
Donald Trump al campo di golf di Turnberry nell'Ayrshire scozzese.
SCOZIA
13.08.2021 - 06:300
Aggiornamento : 09:28

In Scozia una causa cerca gli scheletri negli armadi dei golf club di Donald Trump

Pagati decine di milioni i resort di lusso non avrebbero generato un dollaro di utili, ma c'è chi vuole vederci chiaro

EDIMBURGO - Una procedura legale introdotta per la lotta al riciclaggio di denaro sporco da parte della criminalità organizzata potrebbe essere utilizzata per fare chiarezza sull'acquisto, molto poco trasparente, di due campi da golf in Scozia da parte di Donald Trump e della sua Organization.

Lo ha decretato questo mercoledì uno dei massimi giudici scozzesi la cui decisione contrasta un'azione d'opposizione più o meno attiva da parte del governo di Edimburgo.

A fare richiesta sulla provenienza dei milioni utilizzati per le due acquisizioni, scrive il New York Times , è l'organizzazione no-profit Aavaz. Entusiasta della decisione, che arriva in un momento per Trump abbastanza delicato dal punto di vista fiscale, anche il partito dei Verdi scozzesi.

All'origine di quello che l'Ong chiama «un ragionevole sospetto», il fatto che l'acquisto soprattutto del lussuoso (e naturalisticamente spettacolare) campo di Turnberry per 60 milioni di dollari sia arrivato in un momento di profondo rosso, almeno stando ai documenti fiscali. Inoltre il totale di 300 milioni di dollari di investimenti in quel green, e nell'altro sempre di proprietà di Trump ad Aberdeen, non avrebbero mai generato un solo euro di profitti.

Le domande, quindi, sono due: da dove vengono questi soldi e tutti i proventi dove sono finiti? A queste incognite, spera di rispondere la causa intentata da Aavaz: «Dopo aver saltato il primo ostacolo speriamo ora di arrivare alla ”ciccia”, il Governo scozzese non potrà più chiudere gli occhi davanti all'evidenza», commenta il responsabile legale della Ong Nick Flynn.

Interpellata, la Trump International Scotland, parla di «indagine politica» e «uno spreco di soldi dei contribuenti», come confermato dalla vicepresidente Sarah Malone: «Abbiamo creato e stiamo gestendo da anni due destinazioni apprezzate e premiate in Scozia dando così un contributo signficativo all'offerta turistica scozzese, quello che questi signori vogliono fare è una vera e propria disgrazia».

Dal canto suo il Governo ha risposto con un «no comment».

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