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KAZAKISTANSiccità e veleni minacciano la magica via della seta

27.07.20 - 21:15
Fotoreportage lungo l'itinerario degli antichi commerci, tra fiumi deviati in epoca sovietica e guasti più recenti
Giacomo Sini
Siccità e veleni minacciano la magica via della seta
Fotoreportage lungo l'itinerario degli antichi commerci, tra fiumi deviati in epoca sovietica e guasti più recenti
Il riscaldamento climatico, ma anche il richiamo dei possibili guadagni dal turismo di massa rischiano di stravolgere luoghi che fanno parte del patrimonio dell'umanità

ARALSK - Il treno 006, che da Mosca raggiunge Tashkent in 4 giorni, attraversa Aralsk, cittadina kazaka che fino al 1995 anni fa riforniva di pesce i mercati delle città circostanti grazie al suo porto sul Lago d’Aral; oggi la costa dista più di 25 km e le insegne con le ancore all’ingresso della stazione sono solo un ricordo malinconico. La scelta sovietica negli anni ‘60 di deviare i corsi d’acqua circostanti ed il progressivo innalzamento delle temperature hanno fatto si che, ciò che fu il quarto lago più vasto al mondo, andasse scomparendo quasi del tutto.

L'onda del turismo - In Uzbekistan invece il richiamo dei possibili guadagni dal turismo di massa preoccupa l'Unesco, in particolare a Bukhara, antica città lungo la via della seta e patrimonio dell’umanità dal 1993. Nel 2017 il presidente Shavkat Mirziyaev ha dato il via libera a un piano volto a ristrutturare l’intera città con il finanziamento della Banca Nazionale Uzbeka. Il progetto prevede la costruzione sul lato nord-ovest della cittadella risalente al V secolo di un'area fornita di moderni hotel, centri benessere, negozi e un anfiteatro da 500 posti, demolendo un vecchio mercato e quasi 100 case di cittadini privati. Uscendo dal caos delle città, la bellezza naturale dell'Uzbekistan si manifesta tra gli altopiani della valle del Fergana; dall'altra parte il Kyrgyzstan, le sue montagne e i suoi accampamenti di yurte abitate da popolazioni nomadi. 

Poca acqua e inquinata - La quiete di queste remote aree è minacciata oggi anche dallo scioglimento dei ghiacciai. L’Asia Centrale è una delle regioni più esposte all’aumento di temperature medie e quindi al conseguente stress idrico. Il rischio più ricorrente è che, senza accordi sulla gestione integrata e pubblica dell’approvvigionamento idrico con le comunità locali, questa risorsa potrebbe diventare un’ arma e intensificare le già esistenti tensioni lungo le labili frontiere dei paesi nella regione.
A Mazar-e Sharif invece lo sguardo si perde tra le nuvole di smog. Nella sua immensa piazza bianca alcuni mercanti si coprono il viso con delle stoffe, riposando all’ombra dei minareti azzurri della moschea blu.

Polvere di mattoni - «Nella regione l’aria inquinata ha fatto più morti negli ultimi anni che i continui conflitti armati», racconta Wahid, un giovane venditore di tappeti.
Mazar-e-Sharif, con Kabul, è infatti una delle città più inquinate del paese. La città ha un'alta concentrazione di sostanze chimiche pericolose rilasciate nell’aria soprattutto da aziende produttrici di mattoni. Proseguendo verso sud ovest, si raggiunge l’Iran. Sotto agli imponenti archi del Khaju Bridge di Esfahan scorre poca acqua. Il ben noto inquinamento da polveri sottili non è l’unico problema esistente nel paese. Una delle ragioni principali sta nell'utilizzo massiccio di acqua da parte delle centrali termoelettriche che, da un’analisi condotta nel 2018 dalla Friedrich-Ebert-Stiftung foundation, risulta essere il doppio rispetto all'uso domestico. 

Oasi di aria pulita - L’inquinamento atmosferico sembra aver in parte risparmiato le aree montuose del Kurdistan iraniano; la provincia di Sanandaj, è stata "nominata" nel 2019 dall’AQI (Indice di qualità dell'aria) la meno inquinata del paese nonostante gli alti livelli di polveri sottili presenti nell’aria. Nella più dolce delle quieti di montagna a Palangan, piccolo villaggio curdo immerso tra i monti, i tetti delle case fungono da piccoli cortili nei quali intere famiglie banchettano nelle ore più fresche e pulite della giornata. Dopo il transito nel Kurdistan iracheno, turco e i Balcani, una nave solca l’Adriatico per rientrare in Italia. Il porto di Bari accoglie gli arrivi col suo imponente faro, il viaggio nelle terre contaminate dell’antica via della seta è giunto al termine.

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