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Deputati di serie A e di serie B?

Il Parlamento ha respinto le iniziative presentate dall'Mps che chiedevano tra l'altro di ridurre da 5 a 3 il numero minimo di deputati per costituire un gruppo parlamentare.
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Deputati di serie A e di serie B?
Il Parlamento ha respinto le iniziative presentate dall'Mps che chiedevano tra l'altro di ridurre da 5 a 3 il numero minimo di deputati per costituire un gruppo parlamentare.

BELLINZONA - Non ci sarà alcun ampliamento dei diritti e delle possibilità politiche all’interno del Parlamento per i deputati dei partiti minori. Malgrado la lunga lista di richieste (sei iniziative parlamentari, per l’esattezza) presentata dall’MPS, il Gran Consiglio, nella seduta odierna, ha optato per lo status quo.

Con 56 voti il Parlamento ha accettato il rapporto di maggioranza dalla Commissione Costituzione e leggi che chiedeva la bocciatura di tutte e sei le iniziative.

Le proposte dell'MPS - Nel dettaglio, i deputati dell'Mps chiedevano di ridurre da 5 a 3 il numero minimo di deputati necessario per costituire un gruppo parlamentare o un gruppo misto; di consentire la partecipazione, senza diritto di parola, di un deputato per ogni lista non costituita in gruppo alle sedute delle commissioni e delle sottocommissioni; nonché di estendere a tutti i deputati il libero accesso ai verbali, ai documenti e alla corrispondenza relativi ai lavori delle commissioni parlamentari.

Il rapporto di maggioranza - «Pur comprendendo - spiegava il rapporto di maggioranza - l’aspirazione legittima a introdurre modifiche a favore dei candidati eletti su liste minori, la maggioranza della Commissione non condivide e non intende entrare in materia su tali proposte in assenza di una revisione generale dell’impianto legislativo che definisce il sistema elettorale attualmente in vigore».

«Le proposte hanno tutte lo stesso filo conduttore - ha aggiunto in aula il relatore Paolo Ortelli - Modificare la legge sul Gran Consiglio per compensare a posteriori gli effetti di un sistema elettorale dato. Insomma, cambiare le regole». Secondo Ortelli, le sei iniziative «hanno un unico scopo: non riformare il sistema, ma scardinarlo poco a poco, forzando le regole del gioco».

In un momento storico «in cui la frammentazione è sotto gli occhi di tutti, appare bizzarra la pretesa di abbassare le soglie per costituirsi in gruppo in nome di un rafforzamento pretestuoso della rappresentanza. Una rappresentanza che va guadagnata alle urne. È ora di smetterla di provare a introdurre riforme laterali, furbescamente silenziose, tecniche solo all’apparenza, che finiscono per alterare gli equilibri istituzionali».

Il rapporto di minoranza - Di parere opposto il rapporto di minoranza. «Le sei proposte di modifica dell'MPS mirano a rafforzare la democrazia nel nostro Cantone, chiedendo che anche partiti e movimenti politici che non costituiscono un gruppo in Gran Consiglio possano avere accesso alla documentazione delle commissioni e dell’Ufficio presidenziale».

Si tratta di una richiesta «di buon senso e di principio - ha spiegato la relatrice Lisa Boscolo -: la democrazia vive di partecipazione consapevole e la partecipazione è possibile solo se le informazioni sono accessibili».

«Dare maggiori informazioni potrebbe migliorare il funzionamento del Parlamento. Significa avere un confronto politico più serio e consapevole. In un contesto internazionale difficile, rafforzare i diritti democratici è urgente».

La crisi delle istituzioni, secondo Boscolo, non va cercata nella frammentazione politica, ma nell’ignoranza e nell’indifferenza, che «vanno contrastate e curate. Bisogna perciò favorire la partecipazione civica per non lasciare indietro nessuno».

Deputati di serie A e di serie B? - «Ci sono deputati di serie A e di serie B», ha invece definito Giuseppe Sergi (Mps). Il rapporto di maggioranza è fondato su un presupposto inaccettabile. Finché non verrà introdotta una soglia di sbarramento, quindi modificando la costituzione, non si potrà modificare la legge. Un ragionamento non solo poco democratico, ma in netto contrasto con quanto è stato fatto negli ultimi anni».

Nel dibattito è infine intervenuto anche il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. «Pensare che il sistema attuale sia limitante nella libertà di parola lo trovo poco rispettoso per le regole del gioco che questo stesso parlamento si è dato negli ultimi anni».






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