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A Berna si discute di frontiere con i deputati ticinesi
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06.05.2020 - 13:580
Aggiornamento : 19:36

A Berna si discute di frontiere con i deputati ticinesi

Nazionale favorevole alla riapertura graduale. Romano, Quadri e Marchesi hanno esposto le loro preoccupazioni.

Dall'11 maggio di nuovo possibile il raggruppamento familiare per svizzeri e i cittadini UE

BERNA - Le frontiere dovrebbero essere gradualmente riaperte «in modo da poter riunire rapidamente le famiglie e ripristinare la libera circolazione delle persone». Il Consiglio nazionale ha adottato oggi, con 129 contro 49 e 5 astenuti, una mozione in tal senso della Commissione della politica estera. 

Romano su Ticino e Lombardia - Ma a Berna la discussione, com'era immaginabile, è stata parecchio animata. In prima linea c'erano i deputati ticinesi. Marco Romano (PPD) ha chiesto a Karin Keller-Sutter di rassicurare la popolazione su un allentamento delle restrizioni in dogana «soltanto quando la situazione sanitaria ed epidemiologica in Lombardia sarà di nuovo sopportabile e con l'Italia vi sarà una effettiva reciprocità». La consigliera federale ha spiegato che «sicuramente guarderemo con un occhio speciale al canton Ticino e alle regioni del Nord Italia». Keller-Sutter ha tuttavia ricordato che le autorità ticinesi hanno bisogno urgente dei 4'000 frontalieri che lavorano nel settore sanitario.

«E gli altri frontalieri?» - Su questo punto ha quindi preso la parola Lorenzo Quadri (Lega dei ticinesi), evidenziando come quelli che operano nel settore sanitario siano solo 4'000 su un totale di 70'000 frontalieri. «Non sarebbe stato più adeguato utilizzare dei criteri più restrittivi - ha domandato il leghista -, anche in considerazione del fatto che l'Italia applica invece una politica molto rigida per quel che riguarda la chiusura delle frontiere?". Karin Keller-Sutter ha risposto che, stando alle cifre delle Guardie di confine, al momento solo una parte dei frontalieri raggiunge il Ticino. «Tra l'altro anche il governo cantonale dice che attualmente forse solo il 50 o 60 per cento dei frontalieri varcano il confine, perché le aziende sono chiuse». Secondo la consigliera federale, se buona parte delle imprese resteranno chiuse, anche in futuro ci saranno meno frontalieri e verranno rilasciati meno permessi.

Ancora più disoccupati - Sul tema si è espresso anche Piero Marchesi (UDC), non nascondendo il timore che i cantoni di frontiera saranno ancora una volta quelli più toccati dalla crisi, a causa della forte migrazione per l'accesso al mercato del lavoro, una volta riaperte le frontiere. È previsto un aumento della disoccupazione fino al 7%, il triplo di quella attuale. Ma ancora la ministra della giustizia ha tenuto a ribadire come nell'ambito della libera circolazione delle persone in Svizzera potranno venire solo le persone che hanno un contratto lavorativo. Inoltre, se ci sarà molta più disoccupazione, anche la domanda della manodopera straniera calerà. Keller-Sutter ha ribadito che il Ticino (ma anche la Svizzera romanda e i cantoni di Basilea Campagna e Città) ha un «bisogno urgente del personale frontaliero che lavora negli ospedali».

Coppie e famiglie - La chiusura delle frontiere pone non solo numerosi problemi per la ripresa economica, ma ha anche separato coppie durante diverse settimane, in particolare quelle non sposate che non hanno potuto beneficiare delle facilitazioni introdotte dal Consiglio federale, ha dichiarato Nicolas Walder (Verdi/GE). Anche il turismo ha bisogno di una boccata d'ossigeno, gli ha fatto eco Christa Markwalder (PLR/BE). Il Consiglio federale si è pure mostrato aperto alla proposta. «Vogliamo ritornare il più rapidamente possibile alla normalità per mitigare le ricadute negative per l'economia», ha dichiarato Keller-Sutter, precisando che il governo ha di recente annunciato una road-map in tal senso.

Tempestata di domande dei parlamentari, per i quali non si sta agendo in modo abbastanza rapido, la ministra sangallese ha risposto che la Svizzera non può prendere una decisione unilaterale. Tutti gli allentamenti possono essere decisi solo d'intesa con gli Stati vicini. Taluni Paesi hanno adottato regole ancor più severe della Svizzera: la Germania per esempio ha un regime molto restrittivo per i concubini. La Confederazione ha preso misure per le famiglie, ha ricordato Keller-Sutter, citando quale esempio le coppie con bambini.

L'UDC non vuole disoccupati stranieri - Senza sorprese, l'UDC si è opposta alla riapertura delle frontiere. Jean-Luc Addor (VS) ha ricordato come il Covid-19 abbia generato una crisi economica in Svizzera: 1,9 milioni di salariati sono in disoccupazione parziale. Il Paese non può ancora sopportare «una libera circolazione dei disoccupati». Su questo punto, la consigliera federale ha replicato che in virtù della libera circolazione delle persone, i cittadini dell'UE non possono venire a lavorare in Svizzera se non hanno un contratto di lavoro. Thomas Aeschi (UDC/ZG) si è dal canto suo detto preoccupato per l'arrivo incontrollato in Svizzera di persone affette dal coronavirus. Tra l'altro, la misurazione della temperatura alle frontiere non è prevista.

Riapertura in due tappe - La consigliera federale ha inoltre ricordato quanto finora previsto per le frontiere. Dall'11 maggio, l'ingresso e il soggiorno in Svizzera e l'accesso al mercato del lavoro saranno allentati. Il raggruppamento familiare sarà di nuovo possibile, in Svizzera, per gli svizzeri e i cittadini dei paesi UE. Poi, dall'8 giugno, è prevista una seconda tappa. Si farà di concerto con i cantoni e i partner sociali, e verrà accompagnata dalla riattivazione dell'obbligo di annunciare i posti vacanti.

In collaborazione con i partner europei, la priorità è dapprima andata alla libera circolazione delle merci, poi a quella delle persone. La riapertura delle frontiere all'esterno dello spazio Schengen sarà esaminata soltanto in una terza fase, ha spiegato Keller-Sutter. Tutte queste considerazioni dipendono tuttavia dall'evoluzione dell'epidemia in Svizzera e all'estero.

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