Tre posti di lavoro, seicento candidature: «Questo è il paradosso del Ticino»

Una folla di aspiranti per fare l'impiegato, mentre il settore artigianale fa fatica a trovare giovani e apprendisti: «Bisogna che cambi la mentalità, e non solo fra i ragazzi».
SAVOSA - Tre posti disponibili per una posizione di impiegato/a amministrativo/a da parte di un datore ticinese. La casella di posta elettronica esplode in poco tempo: ad arrivare sono oltre 600 candidature: «Facendo un calcolo semplice, significa che ogni candidato ha circa lo 0,5% di probabilità di ottenere quel posto. In altre parole: 1 possibilità su 200», ci racconta Sara Rossini, esperta di tirocini e apprendistati e fondatrice di Fill-Up.
Un caso, quello sopracitato, che secondo lei è un buon specchio del mondo del lavoro nel nostro cantone, saturo all'inverosimile e pieno di idiosincrasie: «Non stiamo parlando di un posto particolarmente prestigioso: è il primo gradino di una carriera d'ufficio... E per un giovane alla prima esperienza, la partita è ancora più difficile, perché spesso deve competere con persone che hanno già qualche anno di lavoro alle spalle o con candidati che hanno ottenuto un Bachelor in economia».
Secondo Rossini, anche togliendo la probabile quota di candidature provenienti dall'estero, «il numero resta impressionante» ed evidenzia una seconda problematica reale: «significa che centinaia di persone con una formazione commerciale cercano lo stesso tipo di impiego, mentre in altri settori le aziende fanno fatica a trovare personale. Basta parlare con le aziende dell’artigianato per sentire sempre la stessa frase: “Non troviamo giovani”».
Una situazione paradossale, anche considerando una massima popolare che si sente spesso: «Scherzando si dice che i futuri ricchi saranno gli idraulici, i falegnami, gli elettricisti. Dietro questa frase c’è però una realtà concreta. Sono mestieri che continueranno ad avere domanda, mentre altri ambiti rischiano di diventare saturi o di essere progressivamente sostituiti dall’intelligenza artificiale».
Una situazione, questa, che lei conosce bene: «Sto organizzando pomeriggi orientativi per gli aspiranti piastrellisti e, fra i partecipanti, ci sono praticamente solo giovani con un passato migratorio. E i ticinesi dove sono?».
Quindi, le opportunità di lavoro ci sono, ma vanno cercate anche attraverso un cambiamento di mentalità: «Si continua imperterriti ad aspettare “il posto giusto”, restando ai margini del mercato del lavoro, senza possibilità di entrarvi mai veramente. È una realtà diffusa oggi: giovani diplomati che restano a casa per anni alla ricerca di un impiego, mentre chi ha scelto una professione artigianale entra subito nel mercato del lavoro con uno stipendio più che dignitoso, considerata la giovane età».
Secondo lei, quindi, è necessario un cambio di mentalità da entrambi i lati della “barricata”: «Per quanto riguarda i giovani e i loro genitori, forse la domanda da porsi non è più: “Che lavoro mi piacerebbe fare?”, ma piuttosto: “Quali lavori avranno ancora bisogno di persone tra dieci o vent’anni?”. Parlando, invece, del mondo del lavoro, è indubbio: anche l'economia deve mettersi in gioco. Qui l'interrogativo cambia: “Come rendere i contesti aziendali dei settori artigianali e tecnici realmente attrattivi per le nuove generazioni?”».



