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LUGANO«Ha cercato di strapparle la vita come fosse stata un'erbaccia»

28.11.23 - 17:56
Chiesti 17 anni di carcere per il 22enne che sparò all'ex compagna con un fucile, portandola a un passo dalla morte.
Rescue Media
«Ha cercato di strapparle la vita come fosse stata un'erbaccia»
Chiesti 17 anni di carcere per il 22enne che sparò all'ex compagna con un fucile, portandola a un passo dalla morte.

LUGANO - «Se oggi in quest'aula non ci troviamo a discutere della prematura morte di una giovane donna è pura e mera casualità». È con queste parole che il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha aperto il suo intervento nel processo in corso sul caso del dramma di Solduno. Ed è così che ha chiesto, per il 22enne sangallese, una pena di 17 anni di carcere e una condanna per tentato assassinio.

La sera dei fatti l'oggi 22enne «ha infatti cercato di strappare la vita della sua ex compagna come fosse stata un'erbaccia», ha sottolineato. «La vittima si è aggrappata alla vita con tutte le sue forze, e se è oggi è tra noi lo si deve soltanto al suo sangue freddo, alla fortuna e al pronto intervento dei soccorsi». 

«Nessun pentimento» - Il giovane, ha continuato la pubblica accusa, «è una persona problematica e malata, che non ha mai dimostrato un reale pentimento. In lui il perito psichiatrico ha ravvisato una totale assenza di empatia e di assunzione delle responsabilità. Il suo grado di recidiva è poi stato giudicato come medio-alto». Il 22enne «ha inoltre vari precedenti violenti in canton San Gallo ed è affetto da un grave disturbo di personalità di tipo misto». 

Per il procuratore quanto accaduto a Solduno non è stato un fulmine a ciel sereno: «Quello che ha fatto in Ticino l'ha fatto anche a San Gallo. Nella sua precedente relazione ha infatti seguito lo stesso schema: da un'iniziale idealizzazione della compagna passa a una sua svalutazione, il tutto farcito da violenza e aggressività». 

«Sete di vendetta» - L'imputato «è stato mosso da rancore e sete di vendetta nei confronti della vittima. Questo perché lei non voleva più tornare con lui e aveva iniziato una nuova relazione», ha insistito Ruggeri. «Ci ha detto che era venuto in Ticino perché voleva parlarle. Eppure, dopo averla scorta in balcone, ha atteso tre ore prima di agire. Perché? Perché voleva cogliere due piccioni con una fava: la vittima e il suo nuovo fidanzato».

Il predatore e la preda - La tanto attesa discussione «si rivela poi un violento confronto tra una persona inerme e una armata e violenta, un monologo dell'imputato con tanto di urla, minacce e uno schiaffo sul volto». E, come ha dichiarato più volte la vittima stessa, quando lei riesce a usare lo spray al pepe e a fuggire l'allora 20enne non aveva il fucile in mano. «Il fucile lo recupererà appositamente per la sua folle rincorsa giù per le scale», ha sottolineato l'accusa, precisando che «affermare di essersi reso conto soltanto sulle scale di avere il fucile in mano, un fucile disassicurato che pesa tra i 3 e i 4 chili, è pura fantasia». Dopo vari secondi di inseguimento «lui vede che la sua preda sta scappando, capisce che una volta sorpassata la porta d'entrata del palazzo lei sarebbe stata irraggiungibile, e così impugna il fucile, prende la mira ed esplode un colpo da perfetto cecchino».

A quel punto «lui vede che lei è stata colpita», ha proseguito Ruggeri. «Oggi ci dice che in quel momento la sua priorità era chiamare i soccorsi. Eppure a chiamarli, alle 21.47, sono stati i vicini. E se lui avesse davvero voluto farlo alle 21.50 non avrebbe chiamato sua madre». La verità, secondo l'accusa, «è dunque che lui non ha mai pensato di chiamare i soccorsi, ha voluto chiamare sua madre pensando a sé stesso e al benessere della propria famiglia». 

«Era convinto di averla uccisa» - Che il colpo sia partito per sbaglio, come sostenuto dal 22enne, «è inoltre stato ritenuto poco realistico dal perito ed escluso dalla polizia scientifica». Lui «le ha sparato perché voleva ucciderla, in piena lucidità. Ed era convinto di esserci riuscito».

Per quanto riguarda invece la premeditazione dell'atto, una delle condizioni essenziali per comprovare il tentato assassinio, il procuratore pubblico ha ricordato alla Corte «l'armamentario che quella sera il sangallese aveva nella sua borsa». Qualche giorno prima dei fatti, inoltre, «il ragazzo è andato al poligono». Anche la condizione della crudeltà si ritiene soddisfatta, considerato che la coppia è stata ammanettata e minacciata sia con un coltello che con un fucile.

La parola è passata poi all'avvocato Manuela Fertile, rappresentante della 24enne: «La vittima ha sofferto indicibili sofferenze e subito una crudeltà estrema. È scampata alla morte per un soffio. Ha subito tre interventi chirurgici, sulla pancia ha un taglio lungo 20 centimetri e soffre di stress post-traumatico». E ancora: «Ha perso la milza, le hanno tagliato dieci centimetri di colon, ha subito un danno al pancreas e due costole sono state spezzate». Per questo viene chiesto un risarcimento, tra torto morale e materiale, pari a 69'084 franchi. 

L'avvocato Carlo Borradori, rappresentante del fidanzato della ragazza, ha chiesto invece 10'000 franchi per torto morale. «Ha subito uno stress e una sofferenza psicologica immediata incalcolabile e tuttora soffre di stress post-traumatico».

Il dibattimento riprenderà domani mattina e a esprimersi sarà la difesa.

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