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LUGANOSparò all'ex compagna, con sé aveva anche un'ascia e della soda caustica

27.11.23 - 12:11
Dramma di Solduno: l'accusa è di tentato assassinio. L'ex fidanzata del giovane aveva riportato gravi ferite e rischiato la vita.
Foto lettore Tio/20minuti
Sparò all'ex compagna, con sé aveva anche un'ascia e della soda caustica
Dramma di Solduno: l'accusa è di tentato assassinio. L'ex fidanzata del giovane aveva riportato gravi ferite e rischiato la vita.

LUGANO - Ha agito mosso da rancore, gelosia e possessività il giovane sangallese che lo scorso 21 ottobre 2021 in via Vallemaggia a Solduno ha esploso un colpo di fucile verso la sua ex compagna, una 22enne ticinese, colpendola in pancia e portandola a sfiorare la morte. E oggi, a distanza di oltre due anni da quella sera, il responsabile deve rispondere di tentato assassinio, subordinatamente tentato omicidio, alle Assise criminali di Lugano. 

Tra le ipotesi di reato a suo carico si contano anche sequestro di persona e rapimento, esposizione a pericolo della vita altrui, infrazione alla Legge federale sulle armi, minaccia, tentate lesioni gravi, tentate lesioni semplici qualificate, ripetuta coazione, lesioni semplici qualificate, danneggiamento, infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, guida senza autorizzazione, rappresentazione di atti di cruda violenza e ripetuta disobbedienza a decisioni dell’autorità.

La fuga e lo sparo - La sera dei fatti, lo ricordiamo, il sangallese si è introdotto nel condominio dove risiedeva la giovane e ha atteso fuori dalla porta del suo appartamento. Quando lei e il nuovo fidanzato hanno aperto la porta per uscire, lui li ha costretti a tornare nell'appartamento, dove li ha ammanettati e minacciati con un fucile. La ragazza, liberata dalle manette per calmare il suo cane, ha usato lo spray al pepe contro di lui ed è fuggita giù per le scale del palazzo. Ed è proprio a quel punto che l'imputato le ha sparato.

Tre mesi prima, a luglio 2021, la vittima aveva chiuso la relazione con il sangallese e ottenuto un ordine restrittivo nei suoi confronti. In settembre il giovane aveva inoltre appreso che la sua ex partner aveva iniziato una nuova relazione.

Un arsenale nello zaino - Stando all'atto d'accusa il giorno prima dell'atto violento l'oggi 22enne ha sottratto il fucile dalla casa dei nonni materni, in Austria, così come due scatole di munizioni. Il giovane si era inoltre munito di quattro paia di manette, usate la sera dei fatti per immobilizzare l'ex partner e il suo nuovo compagno, un coltello, un'ascia, una vanga, due siringhe, uno spray al peperoncino, un taser, un becco Bunsen, del viagra, un rotolo di nastro adesivo, una bottiglia di soda caustica (che corrode i tessuti ndr.), nonché occhiali e guanti protettivi idonei all'utilizzo di quest'ultima. «Quanto tempo ci ha messo a pianificare il tutto e a procurarsi questo materiale?», chiede all'imputato il giudice Siro Quadri. «Tra le due settimane e un mese», risponde lui.

«Volevo parlarle» - Due giorni prima, è emerso in aula, l'allora 20enne aveva visto uno psichiatra che aveva rilevato in lui istinti violenti. «Sì, avevo delle fantasie di violenza e provavo odio verso il mondo intero. All'inizio volevo fare qualcosa di violento, ero triste e arrabbiato, ma poi pensandoci bene mi sono vergognato e mi sono detto che non potevo farlo. Ho dunque deciso di venire in Ticino per parlare con la mia ex compagna. Volevo cercare il dialogo, chiarire perché era successo il tutto e trovare una conclusione». «Lei però le aveva spiegato molto bene perché la relazione doveva terminare», osserva Quadri. «Per me quello che avevo letto nei messaggi non era abbastanza, volevo una spiegazione personale», replica lui, specificando che nei confronti della ragazza provava «un mix di odio e altri sentimenti».

Al poligono - Il giudice arriva poi al sodo: «Mi spiega come si concilia la volontà di discutere con il presentarsi a sorpresa a casa sua con un fucile carico e con tutti gli altri oggetti?». «Penso che volevo essere preparato a ogni evenienza e volevo spaventarli. In quei momenti non ero al 100% consapevole di quello che stavo facendo, avevo fatto un piano assurdo», si giustifica l'imputato. «Poco prima dell'accaduto però è anche andato al poligono a sparare», evidenzia Quadri. «L'ho fatto per calmarmi, volevo fare qualcosa di nuovo», dichiara il 22enne in tutta risposta.

«La amavo ancora» - L'imputato legge infine una lettera in cui prende posizione su quanto successo: «Quando ho conosciuto la mia ex compagna ero molto depresso, ma con lei non lo ero più. Mi ha aiutato molto in questo senso e anche per quello la amavo tanto. Quando la nostra relazione è terminata ero di nuovo molto giù, all'inizio ho pensato che era colpa sua, ma poi ho capito che la colpa era solo mia. Quel giorno ero venuto in Ticino per parlare con lei, anche se sapevo che non saremmo più tornati insieme. Non sapevo cosa stavo facendo ed ero sotto l'influsso di farmaci, sono andato da lei perché la amavo ancora, avevo paura di perderla, anche se ormai l'avevo già persa. Mi viene la nausea nel pensare a quello che ho fatto a una giovane donna, ho rovinato non solo la sua vita, ma anche quella della sua famiglia e la mia».

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