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«Una volta c'era il cane scheletrico alla catena. Ora abbiamo il cane obeso sempre chiuso in casa»

Maltrattamenti indiretti, cagnolini salvati grazie a un cervelat e serpenti nel WC. Di questo e tanto altro abbiamo parlato con Emanuele Besomi, presidente della Società protezione animali di Bellinzona.
«Una volta c'era il cane scheletrico alla catena. Ora abbiamo il cane obeso sempre chiuso in casa»
Tio.ch
«Una volta c'era il cane scheletrico alla catena. Ora abbiamo il cane obeso sempre chiuso in casa»
Maltrattamenti indiretti, cagnolini salvati grazie a un cervelat e serpenti nel WC. Di questo e tanto altro abbiamo parlato con Emanuele Besomi, presidente della Società protezione animali di Bellinzona.

BELLINZONA - «Ci hanno chiamati per dei gattini che girovagavano per strada. E nella casa di quella donna solitaria abbiamo trovato oltre 40 gatti». A raccontarcelo è Emanuele Besomi, presidente della Società Protezione Animali di Bellinzona (SPAB) e ospite di questa nuova puntata di TioTalk.

Oggi in Ticino i maltrattamenti sugli animali sono in gran parte indiretti, ci dice, e avvengono perché dettati da scarse conoscenze, ma anche da situazioni di solitudine o disagio sociale. 

Dai cani smagriti e percossi a quelli obesi chiusi in casa
«Negli anni '80, con la SPAB, vedevamo spesso il classico cane scheletrico attaccato a un metro di catena che veniva preso a botte per divertimento. Oggi invece c’è stata una trasformazione e abbiamo più che altro il cane obeso, chiuso in appartamento da solo tutto il giorno e costretto a fare i suoi bisognini su un pezzo di giornale perché il proprietario non ha il tempo di occuparsene. Questa è la deriva a cui stiamo arrivando», sottolinea Besomi. 

«Trascinano il loro animale nel degrado»
Ci sono poi casi più complessi, dove l’animale subisce maltrattamenti in maniera indiretta, perché il proprietario necessita di aiuto dal punto di vista psicologico o sociale. «Queste persone, involontariamente, trascinano l'animale nel degrado. Intervenire in quelle situazioni è abbastanza complicato perché si entra nella realtà di una persona bisognosa e a volte è molto triste. Noi generalmente prendiamo in consegna l’animale e quando possiamo cerchiamo di dare una mano alla persona mettendola in contatto con i servizi sociali o altri enti preposti». 

E Besomi ricorda un caso su tutti. «Siamo stati chiamati per recuperare un paio di gattini che giravano per la strada. Quando siamo giunti sul posto ci siamo domandati: “ma da dove arrivano”? E chiedendo ai vicini siamo stati indirizzati verso una casa specifica. Noi siamo andati sul posto e abbiamo trovato una signora che aveva oltre 40 gatti e naturalmente non sapeva più come gestirli. Non aveva difficoltà economiche ma conviveva con un problema di solitudine. Così, tramite i servizi sociali del comune, abbiamo potuto far intervenire le autorità e abbiamo contribuito a migliorare la sua situazione». 

La SPAB si occupa però anche di interventi di recupero animali sulle montagne, nell’acqua, nelle canalizzazioni,...e chi più ne ha più ne metta.

Quel cagnolino salvato...con un cervelat
«Facciamo tra i 400 e i 500 recuperi all’anno. Ma ce ne sono un paio che mi sono rimasti particolarmente impressi», racconta Besomi. «Uno l’ho effettuato in prima persona, quando avevo solo 18 anni e mio papà era presidente della SPAB. Un cagnolino era caduto in una crepa del terreno all’Alpe Cadagno e si trovava intrappolato a 15 metri sotto terra. Allora non avevamo molta esperienza nei recuperi quindi abbiamo dovuto valutare sul posto come intervenire. Alla fine, essendo a quel tempo il più magro della combriccola, si è deciso di calarmi giù per il crepaccio con una pila attaccata alla gamba. Abbiamo visto dove si trovava il cane e abbiamo pensato di tirarlo su per mezzo di un tubo con una sorta di accalappiacani. Il cagnolino, però, non metteva la testa dentro il cappio e non sapevamo proprio cosa fare. Alla fine a fare la differenza è stato il passaggio di due svizzeri tedeschi. Abbiamo chiesto loro se avessero del cibo e ci hanno offerto un cervelat. Attaccandolo alla testa del cappio siamo così riusciti ad attrarre il cagnolino e a trarlo in salvo. E ancora oggi sulla mia scrivania ho la foto di un me giovanissimo che stringe tra le braccia questo cane con un gran sorriso». 

«Mi è scappato il pitone»
Ma la SPAB non ha solo a che fare con cani e gatti. «Il 24 dicembre di una ventina d’anni fa ho ricevuto una telefonata da una signora che con un tono molto tranquillo mi ha detto “mi è scappato il pitone”. Sulle prime pensavo fosse uno scherzo ma poi mi ha spiegato che il suo pitone era uscito dal terrario e si era infilato nella tazza del gabinetto…si trovava quindi nelle canalizzazioni del palazzo. Era la vigilia di Natale ed è stata un’impresa trovare delle ditte disposte a intervenire…e intanto il serpente si era spostato nello scarico di un altro appartamento. Alla fine abbiamo dovuto suonare il campanello dei vicini, che naturalmente non erano felicissimi, smontare il loro water ed estrarre il pitone. Ricordo che l’idraulico ha fatto quello che doveva fare e poi è scappato gridando perché il serpente era subito sotto», ride Besomi. 

«Se non ci sono le basi, rifiutiamo l'adozione»
Tornando ad animali più docili, ad ogni modo, Besomi spiega che quando si parla di adozione gli capita anche di dover dire “no”. «Sì, rifiutiamo l’adozione se vediamo che non ci sono i giusti presupposti. Quando arriva gente che dice “voglio un cane”, e noi chiediamo “a che cane aveva pensato?”, “qual è la sua situazione abitativa?” e “quanto tempo avrebbe da dedicargli?”, e la risposta è “qualsiasi cane per me va bene” per noi è già un campanello d’allarme. Cerchiamo di far parlare la persona, approfondiamo bene il quadro e poi organizziamo un test a casa, con un cane che pensiamo possa essere un buon candidato, per un paio di settimane. È una sorta di periodo di prova e nel frattempo tutto quello che può essere il lato emotivo e impulsivo scema un po’. Così abbiamo modo di capire se questa volontà di adottare è dettata dall'emotività o dalla razionalità. Perché quando il cane ti distrugge casa o ti sporca dappertutto si ritorna con i piedi per terra. Con questo sottolineo che le persone devono veramente rendersi conto che l'adozione di un animale è un percorso che in media dura dai dieci ai quindici anni…e che il cane non è come un paio di scarpe che si riportano indietro se non funzionano». 

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