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Scuola media, l'addio ai "livelli"

I dettagli della proposta presentata oggi dal Governo per il superamento dei corsi A e B. Un cambiamento progressivo, sull'arco di sei anni, da completare entro l'anno scolastico 2032/2033
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Scuola media, l'addio ai "livelli"
I dettagli della proposta presentata oggi dal Governo per il superamento dei corsi A e B. Un cambiamento progressivo, sull'arco di sei anni, da completare entro l'anno scolastico 2032/2033

BELLINZONA - Quello di oggi potrebbe essere stato, simbolicamente (ma soprattutto, finalmente), il primo colpo di pala nel "cantiere", più volte posticipato, della scuola media ticinese del futuro. «La sperimentazione sul superamento dei corsi A e B e la sua valutazione forniscono elementi rassicuranti e convincenti», si legge nel messaggio che il Consiglio di Stato ha presentato in queste ore, e si può quindi «procedere con la sua generalizzazione» a tutti gli istituti di scolastici, progressivamente, entro l'anno scolastico 2032/2033.

Un lungo orizzonte, certo, come era facilmente preventivabile, che dovrà per prima cosa passare attraverso l'approvazione del Parlamento. I due anni di sperimentazione però hanno dato, al netto di qualche inevitabile criticità, garanzie sul fatto che «l'evoluzione proposta» sia «non solo praticabile, ma anche opportuna, considerate le finalità della scuola ticinese». In primo luogo, «la capacità del sistema di correggere gli scompensi socio-culturali iniziali e di ridurre gli ostacoli che pregiudicano la formazione delle allieve e degli allievi», superando quel sistema che, nel tempo, è andato a perdere il suo significato originario, facendo scivolare la reputazione dei corsi base. Quelli che in origine erano intesi come lo standard ma sono diventati un'opzione percepita per gli allievi "meno capaci".

Due anni di sperimentazione positivi
La fase sperimentale, come noto, ha interessato sei sedi di scuola media, quelle di Chiasso, Massagno, Caslano, Bellinzona 2, Ambrì e Acquarossa, dove l'insegnamento del tedesco e della matematica si è svolto attraverso diversi modelli di co-docenza.

Nel corso del biennio «si è assistito a una progressiva integrazione tra pratiche inizialmente distinte», ibridando le varianti sulla base delle necessità effettive delle classi. Questa flessibilità, si legge nel messaggio, «ha favorito un uso più dinamico e reattivo della co-docenza, stimolando il confronto tra diverse esperienze e rafforzando la capacità delle scuole di offrire risposte personalizzate ai bisogni educativi delle studentesse e degli studenti».

A confermare gli aspetti positivi della sperimentazione arriva poi dall'Alta scuola pedagogica dei Grigioni che ha monitorato l'andamento del biennio, rilevando che «la qualità dell'insegnamento si è attestata su livelli elevati». E questo costituisce «una base solida e promettente per l'apprendimento di allieve e allievi». Certo, le sfide ci sono. A partire dalla differenziazione didattica, passando per la valutazione delle classi eterogenee, fino alla disponibilità di materiali didattici adeguati. Ma il quadro, nel complesso, è positivo e, soprattutto, «non rivela sviluppi problematici tali da mettere in discussione la qualità della formazione offerta».

Tempi e costi supplementari
Questo per quanto attiene alle modalità di insegnamento. Ma il documento licenziato dal governo definisce pure «tempi e finanziamento della generalizzazione» che, come detto, avverrà progressivamente nel corso dei prossimi anni perché una generalizzazione immediata non sarebbe sostenibile, nel contesto attuale, «né da un punto di vista finanziario, né delle risorse umane». Cifre alla mano, stiamo parlando, a regime (quindi a partire dal 2033), di un fabbisogno di docenti supplementare pari a 62 unità a tempo pieno con un costo aggiuntivo di 8,4 milioni di franchi (più altri 891mila franchi di accompagnamento, per un totale di 9.3 milioni).

Tornando invece ai tempi, le sei sedi già citate stanno proseguendo con il modello sperimentale in III e IV media «in attesa della decisione finale». I passi successivi, nella proposta del governo, sono di estendere poi l'implementazione sull'arco di sei anni, coinvolgendo 3 istituti nel primo e nel secondo anno e in seguito 6, 9 e 12 istituti supplementari per anno, a partire sempre dalle sole classi III.


Una riforma a ostacoli

La scuola media ticinese nasce ufficilamente dalla riforma legislativa approvata nel 1974 ed entra in vigore nel 1976. A partire dal 1987, il modello basato su livelli differenziati in tedesco, francese e matematica viene generalizzato. Per il grande cambiamento successivo bisogna arrivare al 2003, attraverso la "Riforma 3", i corsi differenziati vennero limitati al solo insegnamento della matematica e del tedesco, rendendo opzionale il francese e obbligatorio l'inglese, la scuola media ticinese entro in una nuova fase. E il presente è ancora quello.

Negli ultimi decenni, i tentativi di portare a compimento una riforma scolastica sono andati a vuoto. Nel 2013, fu rilanciato il concetto di superamento dei livelli A e B con il progetto "La scuola che verrà", che proponeva un modello con modalità didattiche nuove, come laboratori e forme di co-insegnamento. Il progetto fu approvato nel 2018 dal Gran Consiglio ma la sperimentazione si schiantò pochi mesi dopo contro il referendum. Nel 2020/21 un gruppo di lavoro propose di sostituire i corsi A e B (in III media) con laboratori e qui fu il parlamento a dire no al finanziamento. In quello stesso periodo, la scuola media di Caslano sperimentò il progetto del "monte ore".

Si arriva così, infine, al 2022, quando fu presentato il modello - elaborato con il Collegio dei direttori della scuola media - che, una volta approvato dal Gran Consiglio, ha portato all'avvio della sperimentazione dell'ultimo biennio.

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