«Il weekend più brutto della mia vita...»

Érik Comas e quel legame indissolubile con Ayrton Senna
Senna salvò il francese, coinvolto in uno spaventoso incidente a Spa.
Érik Comas e quel legame indissolubile con Ayrton Senna
Senna salvò il francese, coinvolto in uno spaventoso incidente a Spa.
IMOLA - Oggi, ne “I Racconti della F1”, non entro in una semplice storia. Entro in qualcosa che somiglia a una preghiera sussurrata nel vento, a un ricordo che non vuole guarire. Una di quelle storie che nessun tempo riesce a portare via, perché è scritta dove fa più male: nell’anima.
Sabato scorso ero a Imola, all’evento della Tifoseria Ayrton Senna Italia “Happy Birthday Ayrton”. Tra tutti, uno solo portava negli occhi un passato che non smette di tremare: Érik Comas. Lui poteva dire qualcosa che pesa più di qualsiasi vittoria: «Ayrton mi ha salvato la vita».
Era il 1992, prove del venerdì, Gran Premio del Belgio. Un istante prima sei in pista, quello dopo sei nel silenzio. La macchina distrutta, il corpo immobile, il motore che urla senza pietà.
E poi… Ayrton Senna.
Scende, corre, sfida il destino. Non pensa al rischio. Cerca la vita. E la restituisce.
Da quel giorno esiste un filo invisibile, fragile ed eterno.
Poi arriva il 1° maggio 1994, ancora a Imola.
La storia si spezza.
Eric rientra in pista senza sapere. Vede l’elicottero. Rallenta. Capisce.
E lì, sull’erba, c’è Ayrton.
Immobile. Intoccabile. Irreale.
«Ho sentito la sua anima andare via», dirà.
E forse è questo che resta: non il rumore dei motori, ma quel silenzio.
Quel momento in cui chi ti ha salvato se ne va… e tu resti.
Da più di trent’anni, quella ferita non si chiude.
Perché certe storie non si raccontano: si portano dentro.
Eppure, il volto di Ayrton continua a brillare, come una luce che non smette di chiamare.
Perché Ayrton non è mai andato via.
È diventato vento.
E ogni volta che qualcuno accelera… lui è ancora lì. Sempre. Un po’ più avanti.






