Lugano capitale della cultura? «C'è un problema di credibilità»

Una candidatura che non fa i conti con gli annosi problemi strutturali della scena locale, fanno notare Associazione Idra e il Gruppo di lavoro allargato Carta della Gerra
LUGANO - Il Consiglio comunale di Lugano si appresta a discutere il messaggio municipale sul sostegno alla candidatura congiunta di Lugano, Locarno e Mendrisio a Capitale Culturale Svizzera 2030, accompagnato da un credito complessivo di 1,5 milioni di franchi per il periodo 2027–2031. Un passaggio politico che offre l’occasione all'Associazione Idra e al Gruppo di lavoro allargato Carta della Gerra di tornare a interrogarsi sullo stato della cultura indipendente a Lugano e, più in generale, in Ticino.
Il potenziale c'è - Negli ultimi anni non sono mancati segnali della vitalità del settore. L’esperienza della Straordinaria Tour Vagabonde, conclusasi nel marzo 2023 sul sedime della Gerra, ha mostrato con chiarezza il potenziale artistico, economico e sociale che la cultura indipendente può generare, quando opera in condizioni adeguate. Nello stesso periodo, numerose realtà ticinesi hanno ottenuto selezioni, premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale in diversi ambiti artistici, confermando la qualità e la capacità creativa presenti sul territorio.
I problemi strutturali - Accanto a questi risultati, diverse ricerche hanno però messo in luce criticità strutturali che riguardano una parte significativa delle professioniste e dei professionisti della cultura: retribuzioni insufficienti, investimenti squilibrati tra ambito indipendente e ambito istituzionale, tutele sociali fragili e una cronica mancanza di spazi adeguati per lavorare in condizioni professionali. «Problemi che non riguardano solo il settore culturale, ma che hanno ripercussioni negative anche sull’innovazione, sulla partecipazione civica e sulla ricaduta economica del territorio».
Nessun risultato dopo la Carta della Gerra - A tre anni dalla presentazione della Carta della Gerra – documento che raccoglie le esigenze di oltre settecento realtà della cultura indipendente – il percorso avviato con enti pubblici e operatori del settore non ha ancora prodotto risultati concreti. Nonostante tavoli di lavoro congiunti, studi e documenti, «non sono stati definiti nuovi spazi, né sono stati messi sul tavolo investimenti chiari per rafforzare in modo strutturale il settore.»
Una sede, ma fattibilità da verificare - Per quanto riguarda le infrastrutture, l’unica ipotesi evocata nel messaggio municipale riguarda l’attuale scuola di sartoria di Viganello, immobile di proprietà cantonale che sarà liberato con il trasferimento delle scuole nella nuova sede di Chiasso. La fattibilità dell’operazione e le condizioni che potrebbero garantire al suo interno un’attività culturale professionale restano, tuttavia, ancora tutte da verificare. Dopo tre anni di analisi e discussioni, resta quindi aperta la domanda se questa sia davvero la prospettiva che la città è in grado di offrire alla scena indipendente.
I fondi, volendo, si trovano - Il contrasto con altri progetti cittadini appare evidente, spiegano l'Associazione Idra e il Gruppo di lavoro. In tempi relativamente brevi la Città di Lugano «ha trovato spazi e risorse per iniziative come Plan B, rinnovato negli scorsi giorni e celebrato in Municipio». Sul fronte della cultura indipendente, invece, nonostante incontri, questionari e analisi, e nonostante il riscontro di pubblico che queste realtà continuano a generare, le decisioni politiche attese non sono ancora arrivate.
Questione di credibilità - «In poche parole, è difficile immaginare una candidatura credibile a Capitale della Cultura Svizzera, senza affrontare prima le condizioni strutturali della propria scena culturale». Ad ogni modo, il Consiglio comunale luganese è chiamato a discutere del progetto nei prossimi giorni. Il bando nazionale prevede obiettivi ambiziosi: coinvolgimento degli operatori culturali locali, infrastrutture adeguate per l’ecosistema culturale, condizioni professionali dignitose e benefici duraturi per il territorio. Finora, però, la scena indipendente è stata coinvolta solo marginalmente e non sono ancora chiare né le progettualità, né le risorse che la città intende mettere concretamente a disposizione.
Servono impegni chiari e misurabili - La scena culturale indipendente, ribadiscono l'Associazione Idra e il Gruppo di lavoro, ha dimostrato di aver saputo gettare le basi per un cambiamento concreto. L’esperienza della Straordinaria, la Carta della Gerra e i tavoli di lavoro hanno contribuito a delineare un quadro di riferimento condiviso, raccogliendo dati e facendo emergere bisogni e criticità. Un percorso che ha posto le condizioni affinché città e Cantone possano affrontare un nodo strutturale: la precarietà che caratterizza il lavoro professionale nel settore culturale. «Riteniamo che la candidatura a Capitale Culturale Svizzera 2030 possa rappresentare un’opportunità solo se accompagnata da impegni chiari e misurabili a favore della cultura indipendente».
Tocca alla politica - Ora la parola passa al Consiglio comunale. Le domande sul tavolo sono concrete: quali investimenti la città intende destinare alla cultura indipendente? Quali spazi e infrastrutture saranno realmente messi a disposizione e a quali condizioni? E in che modo le professioniste e i professionisti della cultura saranno coinvolti nello sviluppo del progetto? Solo affrontando questi interrogativi, la candidatura potrà trasformarsi da slogan a reale occasione di sviluppo culturale per la città.



