Ippocastani di piazza Remo Rossi: «Stato di salute irreversibile o vittime della cementificazione?»

Fratello Albero contesta l’abbattimento degli ippocastani a Locarno e chiede il recupero delle piante compromesse da interventi gestionali e cementificazione.
Fratello Albero contesta l’abbattimento degli ippocastani a Locarno e chiede il recupero delle piante compromesse da interventi gestionali e cementificazione.
LOCARNO - «Mentre la Città giustifica l'abbattimento parlando di "stato irreversibile" e "sicurezza", la documentazione fotografica raccolta tra il 2021 e il 2024 racconta una storia diversa: quella di un patrimonio arboreo sano, portato al collasso da interventi gestionali errati».
A dirlo è il comitato di Fratello Albero, contrario alla sostituzione dei tre ippocastani di piazza Remo Rossi annunciata dalla Città di Locarno. «Non sono le piante ad aver tradito la città, ma è la gestione del verde urbano ad aver condannato gli alberi. Una fatalità biologica? Gli ippocastani che oggi la Città definisce "vetusti e pericolanti" sono gli stessi che per anni hanno subito interventi traumatici: Un ippocastano può vivere tra i 150 e i 250 anni. Definire "vetuste" queste piante è biologicamente improprio».
Secondo l'associazione, che nel "dossier" ha inserito diverse foto delle piante, nel 2021 «gli alberi si presentano in pieno vigore vegetativo. Le chiome sono fitte, sferiche e non mostrano segni di sofferenza o disseccamento. Erano il polmone verde della piazza. C’erano ancora quelli poi tagliati per far posto al giardinetto dei “JardinSuisse”».
Nel febbraio 2023, invece, riporta Fratello Albero, «le piante subiscono una potatura drastica che elimina l'intera struttura della chioma. I tagli di grande diametro espongono il legno interno ad attacchi fungini e indeboliscono la struttura vitale degli alberi. La pianta perde le sue riserve energetiche e reagisce producendo "succhioni" (rami deboli e instabili) nel tentativo disperato di sopravvivere».
Poi, «arriva il colpo di grazia. La base dei tronchi è stata letteralmente sigillata dal cemento. Le radici non possono più respirare né assorbire acqua piovana. Ad agosto 2024, il fogliame appare bruciato. La pavimentazione rossa circostante riflette il calore (effetto albedo), cuocendo letteralmente le foglie di alberi già indeboliti dalla mancanza di radici libere».
Per il comitato «invocare la sicurezza dopo aver sistematicamente compromesso la vitalità di questi esseri viventi e definirli un rischio e non un contributo per il decoro urbano è un paradosso, considerando che il loro aspetto attuale è il risultato diretto di anni di incuria e di una pianificazione che ha privilegiato il cemento e l’asfalto alla biologia».
Il progetto "La nouvelle belle époque" «viene presentato come un’oasi verde, ma inizia con l'eliminazione dei pochi giganti verdi rimasti. La promessa di una futura ripiantumazione appare come un palliativo che non tiene conto del valore ecosistemico (ombra, abbassamento della temperatura, assorbimento di CO2 ) che alberi adulti garantiscono rispetto a giovani piante che impiegheranno decenni a crescere».
Da qui la richiesta al Comune di sospendere l'abbattimento e valutare un piano di recupero «tecnicamente possibile». Nel concreto, si domanda «la rimozione del cemento attorno ai tronchi per ridare vita alle radici, la sostituzione dell'asfalto/cemento con superfici drenanti per abbassare la temperatura al suolo, e la potatura di riforma per rimediare ai danni della capitozzatura». Inoltre, si chiede concimazione e irrigazione, oltre a «rendere pubblica la perizia integrale dello Studio Monotti, per verificare se siano state valutate alternative all’abbattimento, come la rimozione del cemento attorno alle radici e cure fitosanitarie specifiche». Non è la natura ad aver fallito in piazza Remo Rossi, ma la mano dell'uomo. È ora di rimediare, non di eliminare le prove del danno».




