Cerca e trova immobili
MAROGGIA

Nel collegio degli abusi accadevano cose raccapriccianti

Un'altra persona vittima di abusi sessuali al Don Bosco vuota il sacco. E ora i carnefici hanno un volto perché sono spuntate le loro foto.
Ti-Press (archivio)
Nel collegio degli abusi accadevano cose raccapriccianti
Un'altra persona vittima di abusi sessuali al Don Bosco vuota il sacco. E ora i carnefici hanno un volto perché sono spuntate le loro foto.

MAROGGIA - Se ne sta seduto in seconda fila con le braccia incrociate. È paffuto. È stempiato e ha il riporto dei capelli. Indossa l'abito scuro da prete. La foto in bianco e nero risale agli anni '60. A mostrarcela è Carlo (vero nome noto alla redazione), un'altra vittima degli abusi sessuali che andavano tristemente in scena al collegio don Bosco di Maroggia.

Palpeggiamenti al buio – «Quel prete mi palpeggiava di notte – racconta Carlo –. Io dormivo lì. Il mio letto era il primo dello stanzone. Lui arrivava nel buio e mi toccava le parti intime. E chiedeva che io facessi altrettanto con lui. Avevo 8-9 anni».

L'altro caso – Carlo si fa avanti dopo avere letto la testimonianza di Andrea su tio.ch. Andrea che oggi ha 71 anni e che non è ancora riuscito a superare la violenza sessuale subita nel corso di una notte al don Bosco quando di anni ne aveva 11.

In collegio nello stesso periodo – Fa impressione pensare che Carlo ha solo un anno in più di Andrea. «Significa che frequentavamo il collegio nello stesso periodo», dice il 72enne. E allora viene spontaneo mostrare ad Andrea quella foto in bianco e nero. E chiedergli se il carnefice sia lo stesso, quell'uomo paffuto seduto in seconda fila.

I mostri sono almeno due – La risposta spiazza. No, non è quello l'uomo che ha abusato di Andrea. Il suo carnefice è più magro. Porta gli occhiali. È anche più giovane e sembra confrontato con un inizio di calvizie. Lo si nota in un'altra immagine di gruppo, sempre in bianco e nero, mentre con sguardo deciso fissa l'obiettivo.

Abusi fino all'ultimo – L'avventura dei salesiani al don Bosco di Maroggia si chiuderà nel giugno del 2002 dopo 90 anni. Un'intervista rilasciata da un ex allievo alla RSI evidenzia come di abusi ce ne fossero anche all'inizio degli anni 2000 quando lo studente trova un docente mentre abusa di una ragazza.

L'invito – E allora ci si chiede quante siano davvero le vittime del don Bosco. E se qualcuno prima o poi se ne assumerà la responsabilità. «Già l’estate scorsa abbiamo rivolto un appello alle vittime, invitandole a farsi avanti – sottolinea Patrizia Cattaneo Beretta, co presidente del Gruppo d'ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA) –. Questo invito lo rinnoviamo ora: GAVA c’è ed è pronta ad ascoltare. Rappresentiamo uno sportello di “primo ascolto”; non abbiamo legami con le Chiese né con lo Stato e desideriamo garantire un ascolto competente e senza giudizio. Rispettiamo il ritegno delle persone, ma vogliamo riaffermare che la vittima non ha mai colpa per quello che è successo. Parlare può aiutare a elaborare il tradimento e scardinare una sofferenza a lungo soffocata».  

«Sono stato sminuito» – «Anche perché quando ci abbiamo provato – spiega Carlo – magari non abbiamo trovato ascolto. Io ricordo che a un certo punto avevo accennato qualcosa in famiglia. Ma sono stato un po' sminuito e allora ho lasciato perdere».

Lo studio – È il 2023 quando l'Università di Zurigo pubblica un rapporto in cui documenta oltre un migliaio di abusi in tutta la Svizzera a partire dalla metà del '900. E, pensando alla realtà ticinese, fa rabbrividire il fatto che il rapporto abbia evidenziato criticità con gli archivi della Diocesi di Lugano. Negli scorsi giorni la stessa Università di Zurigo ha rilanciato l'appello per la ricerca di testimoni in vista del completamento dello studio previsto per il 2027.

Una rete di sostegno – Un appello che GAVA sostiene con vigore. «Da quando GAVA è nato a fine 2024 – dice Cattaneo Beretta – abbiamo incontrato una decina di persone, ciascuna con la sua storia e i suoi tempi. Alcune hanno voluto parlare con persone vittime del nostro gruppo, che offrono un importante ascolto tra pari. Siamo ovviamente sempre a disposizione garantendo la massima discrezione. In GAVA sta anche nascendo un gruppo di auto aiuto, occasione preziosa di sostegno alle vittime accanto all’ascolto».  

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE