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CANTONEMolestie Unitas, Bertoli: «Quando c'ero io, nessuno ha parlato»

10.02.23 - 12:48
Il consigliere di Stato: «Le segnalazioni accertate dall'audit sono giunte a direzione e comitato nel periodo tra il 2018 e il 2020».
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Molestie Unitas, Bertoli: «Quando c'ero io, nessuno ha parlato»
Il consigliere di Stato: «Le segnalazioni accertate dall'audit sono giunte a direzione e comitato nel periodo tra il 2018 e il 2020».

GIUBIASCO - «Sono qui dopo una serie di illazioni. Ho avvisato il resto del Governo stamattina in merito alla mia volontà di tenere questa conferenza stampa». Sul caso Unitas Manuele Bertoli si toglie quattro macigni dallo stomaco. Lo fa in un modo inusuale, convocando la stampa di sua spontanea volontà. Appuntamento in una sala angusta del Grotto San Giobbe di Giubiasco per un mezzogiorno che parrebbe infuocato. 

Il passato di Bertoli – Il direttore del DECS, prima di entrare in Governo nel 2011, ha guidato per quasi undici anni Unitas, l'Associazione dei ciechi e degli ipovedenti della Svizzera italiana travolta dallo scandalo delle molestie sessuali da parte di un ex alto responsabile. Le vittime, donne non vedenti, sarebbero diverse. L'uomo, secondo una prima tesi, avrebbe agito sull'arco di oltre 25 anni, fino al 2021. «Quando c'ero io – sostiene Bertoli –, nessuno ha parlato. Le segnalazioni accertate dall'audit sono giunte a direzione e comitato nel periodo tra il 2018 e il 2020».

La richiesta del Governo – La polemica era scoppiata circa un anno fa. Quando qualcuno ha deciso di rompere il silenzio. Da quel momento in poi sono emerse diverse testimonianze. A fine gennaio 2023, in seguito a un audit approfondito, il Governo ticinese ha chiesto un ricambio completo del comitato di Unitas, che beneficia anche di sostegni pubblici. In quell'occasione alcuni hanno fatto notare il silenzio di Bertoli. 

Le origini di Unitas – Il consigliere di Stato parte da lontano: «L'Unitas nasce dopo la seconda guerra mondiale come associazione di auto aiuto. Per opera di Tarcisio Bisi. Era una persona cieca che ha scoperto altre persone cieche che vivevano segregate in casa. Ha creato questa associazione con un'idea di emancipazione. Per essere soci dell'associazione bisognava essere ciechi o ipovedenti. Anche il comitato dell'associazione è sempre stato formato da persone cieche o ipovedenti». 

All'inizio non c'era un direttore – Bertoli prosegue: «L'associazione è cresciuta nel tempo. Oggi complessivamente i dipendenti sono circa una settantina e il budget è milionario. Fino al 2002 l'Unitas non ha avuto una direzione. Era il comitato che gestiva le cose. Io sono entrato in comitato alla fine degli anni '90. E divento direttore nel 2002». 

Quel suicidio nel 2001 – E arriviamo ai macigni del consigliere di Stato. Il primo riguarda il caso di un suicidio nel 2001. «Quando successe questa cosa, tutti restammo di stucco. Qualche giorno dopo, ricevemmo una lettera da parte del fratello e della madre della persona che si era tolta la vita. Ci dissero che se ci fossero state delle donazioni in memoria della defunta sarebbero state da donare a un'associazione per ciechi. Si indica che la persona deceduta ha lasciato un suo testamento. Di questo scritto ci viene allegato un breve estratto. Riporta i sentimenti della persona che sta per fare il gesto che poi ha fatto. Il testo integrale non l'abbiamo mai avuto. I suoi disagi? Ricordo che di mezzo c'era soprattutto la questione del tempo di lavoro. Non si parlava né di mobbing, né di molestie. Alla fine io dissi che sarebbe stato bene avere quello scritto. Non è arrivato più nulla». 

Il mobbing – Il secondo argomento è legato al mobbing discusso anche nell'ambito dell'audit esterno commissionato dal Governo e dal Dipartimento Sanità e Socialità. «L'audit esterno non ravvisa una situazione di mobbing. Ci sono state persone che lo hanno indicato. Sono state sentite. Ma le conclusioni dell'audit indicano che il mobbing non c'è stato. Tutte le illazioni su chi sapeva o non sapeva sono prive di senso».

«Molestie accertate, ma...» – Si passa poi alle molestie sessuali. Che l'audit esterno ha accertato. «Anche qui il tema è chi sapeva o non sapeva. La risposta del Governo è molto chiara. Lo ripeto: le segnalazioni accertate sono cinque, legate al periodo tra marzo 2018 e marzo 2020. In merito al periodo in cui c'ero io non ci sono state segnalazioni. Finché la gente non parla, il problema è difficile da affrontare. Le illazioni che indicano altre cose indicano falsità».

«Le erogazioni decise da più persone» – Unitas nel 2000 decide di costituire una fondazione a cui consegna una parte del suo patrimonio. «Nel consiglio di fondazione originario io sono indicato come membro. Cosa fa la fondazione Unitas? Quello che dovrebbe fare. Aiutare l'Unitas su progetti e prospettive. Oppure eroga prestazioni a persone cieche o ipovedenti. Prestazioni che prevedono due passaggi. E che coinvolgono diverse persone. Perché parlo di questo? Qualcuno ha detto che l'autore delle molestie potesse non concedere prestazioni. Impossibile».     

La preoccupazione – Bertoli si esprime poi sul futuro di Unitas: «Quando accadono questi fatti, è giusto che emergano. È altrettanto giusto accogliere il dolore che viene espresso dalle vittime. Quello che è accaduto evidentemente non doveva accadere. È giusto che le cose siano uscite. C'è la vicinanza alle persone che hanno subito determinate azioni. Però c'è anche la volontà di capire che l'accaduto a un certo punto deve essere metabolizzato. Io auspico che l'Unitas continui a essere un'associazione di auto aiuto. E non che faccia un passo indietro perché le persone che ci sono ora se ne devono andare. Magari è opportuno che se ne vadano. Ma ci deve essere qualcuno che prenda il loro posto. Va rispettata anche la storia. Il clima è già quello che è. Bisogna trovare persone valide e volenterose. Il commissariamento? L'autorità non può commissariare un'associazione privata». 

«Io non sono uno che lascia cadere i fatti gravi nel vuoto» – Bertoli chiarisce: «Cinque sono state le segnalazioni giunte a comitato e direzione di Unitas. Segnalazioni accertate. DIciassette invece le persone sentite nell'ambito dell'audit. Il periodo in cui c'ero io? Nessuno è mai venuto da me a fare segnalazioni. E mi sono chiesto perché. Posso solo fare ipotesi. Forse le persone che potrebbero essere state molestate hanno temuto che segnalare fosse inutile, essendo io in comitato con la persona in questione. Magari hanno fatto un ragionamento di questo tipo. Quello che io ho fatto sulle molestie al DECS dimostra in ogni caso che non sono uno che lascia cadere questi fatti gravi nel vuoto». 

 

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