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MORBIO INFERIORE«La disabilità non mi ha fermata, e così faccio la volontaria in Togo»

02.05.22 - 06:56
La 26enne Chiara Realini è affetta dalla rara sindrome di Williams-Beuren. Ma sorride così alla vita.
Foto Minondou Togo
MORBIO INFERIORE
02.05.22 - 06:56
«La disabilità non mi ha fermata, e così faccio la volontaria in Togo»
La 26enne Chiara Realini è affetta dalla rara sindrome di Williams-Beuren. Ma sorride così alla vita.
Oltre ogni ostacolo: ritratto di una ragazza simpaticissima che segue con la mamma un progetto umanitario nella zona di Kpalimé.

MORBIO INFERIORE - «Mi manca un pezzo del cromosoma numero sette». Ce lo racconta con simpatia, Chiara Realini, 26enne di Morbio Inferiore. La giovane, affetta dalla rara sindrome di Williams-Beuren, di particolare non ha solo la malattia. Nonostante la sua disabilità, infatti, fa volontariato in Africa. Per la precisione in Togo. «È stata mia mamma Franca (59) a coinvolgermi nel 2019. Perché è membra dell’associazione Minondou Togo fondata dalle sue amiche Silva e Cristina. Minondou, se non lo sapete, significa"restiamo insieme"».

Problemi all’elasticità dei tessuti – Chiara è una ragazza simpaticissima, socievole e cordiale. Nella vita di tutti i giorni fa l'aiuto cuoca a Taverne. La sua malattia, caratterizzata da problemi all’elasticità dei tessuti, le ha causato un ritardo psico motorio e difetti cardiaci. Ma non le ha mai fatto perdere il sorriso. «Di recente sono stata per la seconda volta in Togo. Laggiù abbiamo diversi progetti da portare avanti in alcuni villaggi nei pressi della città di Kpalimé. Dai pozzi alle latrine. E poi anche gli orti. In modo che la gente del posto abbia la possibilità di autosostenersi».

Mamma a distanza – La 26enne di Morbio Inferiore racconta qualche dettaglio del suo ultimo viaggio. «Noi dormiamo di solito dalle suore. Stavolta c’era un caldo pazzesco. Tanta umidità in tutta la regione. Abbiamo visitato un orfanotrofio. E ho visto che è stata creata una biblioteca per i ragazzi della zona. Io poi sono mamma di due bambini adottati a distanza. Si chiamano Elisé ed Eli. Sono bellissimi. Non vedo l’ora di tornare in Togo per riabbracciarli. Nel 2023 faremo probabilmente un nuovo viaggio». 

«Loro parlano francese e ci provo anche io» – Presso le suore arrivano quotidianamente persone bisognose. Soprattutto mamme che hanno bisogno di beni di prima necessità. Chiara si dedica all’accoglienza di queste donne. «La gente del posto oltre che nella lingua locale si esprime in francese. Anche io parlo un po’ di francese. Riusciamo sempre a capirci. Mi piace molto andare in Togo anche perché la gente mi tratta davvero con normalità, come se non avessi una disabilità».

«Cucinano benissimo» – Da brava esperta di cucina, la 26enne ci parla anche della gastronomia del posto. «In Togo si mangia benissimo. Loro cucinano pollo, pesce, banane fritte… Nel 2019, quando sono stata in Africa per la prima volta, abbiamo fatto provare i pizzoccheri e la fondue alle suore del posto. Pizzoccheri super apprezzati. Ma la fondue non hanno mai capito bene come funzionava… Stavolta abbiamo riprovato coi ravioli e col budino al cioccolato ed è andata meglio».  

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