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CADEMPINO
15.06.2021 - 06:000
Aggiornamento : 12:00

Sfrattati a causa del Covid, ma gli aiuti non arrivano

Chiusi per mesi, riaperti con limiti insostenibili e poi sfrattati. Ma non soddisfano i requisiti dei casi di rigore.

Emblematico il caso del parco giochi indoor Fantasilandia, che lotta per rimanere vivo. «Se nessuno ci aiuta l’unica alternativa è il fallimento».

CADEMPINO - Un’azienda pensata per le famiglie, unica nel suo genere in Ticino. Piegata dalla pandemia, da un locatore definito «intransigente» e dagli aiuti negati. Fantasilandia, parco giochi indoor per bambini, aveva sede a Cadempino e operava dal 2018 quando la crisi sanitaria ha preso il sopravvento. I gerenti hanno ora inviato un appello al Consiglio di Stato. 

La pandemia - La prima chiusura forzata è arrivata il 12 marzo 2020 e si è protratta fino al 6 di giugno, spiegano i gerenti Carlotta Cooper e Vincenzo De Biasi. Con la riapertura, avvenuta già in periodo di bassa stagione per il settore, l’azienda ha poi dovuto sottostare a limitazioni importanti relative all’utenza, soprattutto a partire da ottobre. «Noi viviamo soprattutto di feste di compleanno, e se arrivava anche solo qualche bambino con i rispettivi genitori, eravamo già oltre il quorum», così Cooper. Da qui i problemi di solvenza, che hanno impedito loro di coprire per intero i costi di affitto dello stabile: «Pagavamo quello che potevamo, ma il nostro locatore non ne ha voluto sapere, e ci ha presentato la notifica di sfratto a fine settembre per il 31 ottobre 2020». 

Uno stop consapevole - Una decisione, quella del locatore, che i gestori di Fantasilandia hanno deciso, dopo attenta riflessione, di non contestare: «La situazione epidemiologica era in peggioramento, e sospettavamo che le autorità ci avrebbero fatto richiudere da lì a poco. Cosa che è poi successa. Abbiamo avuto la saggezza di non impegnarci con contratti di affitto che non saremmo stati in grado di onorare, e abbiamo preferito rimanere fermi, mettendo tutto in un magazzino e cercando una nuova struttura, con l’intento di riaprire al 100% quando avessimo potuto farlo». Una decisione che gli si sarebbe però ritorta contro. 

Regolamenti inflessibili - La legislazione relativa ai casi di rigore prevede infatti la concessione di aiuti solo in due casi specifici: nel caso le autorità abbiano ordinato una chiusura di 40 giorni o più a partire dal 1° novembre 2020, o nel caso l’azienda abbia fatto registrare per 12 mesi consecutivi, a partire dal 1° gennaio 2020, una perdita del fatturato di almeno il 40% rispetto alla media degli anni pre-pandemici. E, in virtù del fatto che l’attività dell’azienda si è interrotta a partire dal 31 ottobre, Fantasilandia non risponde a nessuna delle due condizioni quadro, confermano le autorità cantonali preposte. L’azienda è così stata abbandonata a sé stessa, intrappolata nella rigidità di regolamenti che non lasciano margine di manovra. Amare le parole di Carlotta Cooper: «Se nessuno ci aiuta l’unica alternativa è il fallimento. E la nostra azienda, quando lavoravamo, era più che sana». 

In fumo i risparmi di una vita - Secondo le norme Covid attualmente in vigore, Fantasilandia potrebbe ora tornare a operare, ma il problema è diventato un altro: «Non abbiamo più riserve per rimontare tutto, rifornire il bar e assicurare le strutture di gioco. E nel frattempo continuiamo ad avere costi fissi, tra spese di affitto del magazzino e oneri sociali». Spese, specifica Cooper, che lei e il suo socio stanno pagando attraverso l’indennità di perdita di guadagno, «visto che abbiamo esaurito, a 50 anni, tutti i nostri risparmi».

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Commenti
 
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dan007 1 mese fa su tio
Uno scandalo anche io niente aiuti cause diverse ma poi tant’è società truffano banche e stato ma quelli onesti sono quelli che si ritrovano con le spalle al muro
Big Luca 1 mese fa su tio
Piena solidarietà a queste persone. Quella dei locatori che non dimostrano un minimo di comprensione e solidarietà é invece da biasimare vergognosamente, soprattutto per quei locatori per i quali questi affitti sarebbero stati una goccia nel mare. Mi é stato riferito che "benestantissimi" e famosi possessori di immobili industriali in zona Bioggio/Manno non abbiano avuto nemmeno l'accortezza di rispondere alle richieste di aziende in difficoltà che chiedevano una minima sospensione del pagamento dell'affitto dopo che per 20 anni lo avevano pagato sempre puntualmente. Alle poche alle quali é stato risposto, é stato concesso unicamente una dilazione del pagamento dell'affitto. VERGOGNA !!
pillola rossa 1 mese fa su tio
@Big Luca Soliti marscioni
Ro 1 mese fa su tio
@Big Luca È un grazie va anche a quei parlamentari che hanno bocciato la proposta del consiglio federale di bloccare gli affitti durante il lockdown.
SteveC 1 mese fa su tio
Grazie CF, e pensare che la maggior parte di noi fessi ha anche appena accettato la legge Covid
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