Cerca e trova immobili
CANTONE

Uccide la moglie, ma stava dormendo: «Dubitare è normale, ma queste cose accadono»

In Svizzera un caso di omicidio è stato archiviato perché ritenuto legato a un disturbo del sonno. Ne parliamo con il dottor Mauro Manconi, responsabile del Servizio di medicina del sonno dell’EOC.
Deposit
Uccide la moglie, ma stava dormendo: «Dubitare è normale, ma queste cose accadono»
In Svizzera un caso di omicidio è stato archiviato perché ritenuto legato a un disturbo del sonno. Ne parliamo con il dottor Mauro Manconi, responsabile del Servizio di medicina del sonno dell’EOC.

LUGANO - Settembre 2024. Un 87enne si sveglia nel cuore della notte nella sua casa di Effretikon, in canton Zurigo, e trova sua moglie priva di vita tra le sue braccia. A uccidere l’82enne, non c’è dubbio, è stato lui, ma di recente è emerso che la Procura di Zurigo ha archiviato il caso.

“Com’è possibile?”, vi chiederete. E la risposta probabilmente vi sorprenderà. 

La Procura ha stabilito che l’anziano soffre del disturbo comportamentale del sonno REM e ha agito in uno stato di incoscienza «senza contatto con la realtà, né consapevolezza dell’atto e capacità di controllo». 

Il caso è il primo del suo genere in Svizzera. E oggi, in occasione del World Sleep Day, ne abbiamo parlato proprio con l’esperto che l’ha periziato: il Professor Mauro Manconi, neurologo e responsabile del Servizio di medicina del sonno dell’Ente Ospedaliero cantonale (EOC).

Incapaci di intendere e volere - «Sappiamo tutti che in Svizzera, e in gran parte delle giurisprudenze a livello mondiale, se un atto viene commesso al di fuori della capacità di intendere e volere allora non è perseguibile», premette Manconi. «Il fatto, però, è che abbiamo la concezione che una persona è incapace di intendere e volere solo quando vi è un problema psichiatrico». Così, però, non è: «Esiste anche un’altra dimensione, che è quella del sonno, quando una persona agisce in maniera involontaria a causa di un disturbo del comportamento in sonno». 

«Nessun movente e ha chiamato lui la polizia» - Il caso di Effretikon, in questo senso, è immediatamente apparso sospetto. «Il dubbio è emerso subito, perché è stato lo stesso 87enne a chiamare la polizia. Lui stesso, inoltre, aveva ipotizzato di essere il responsabile, perché l’abitazione era chiusa e non era presente nessun altro. Oltretutto non c’era un movente: la coppia aveva un rapporto sereno». 

Muoversi con il sogno - A quel punto la Procura zurighese ha interpellato il team del dottor Manconi. «Abbiamo potuto diagnosticare un disturbo del comportamento in sonno REM», spiega. «Ciò significa che la persona vive il sogno che sta facendo dal punto di vista motorio: se sogna di aggredire o di essere aggredita, dunque, mimando il sogno può mettere in atto dei meccanismi di aggressività, ferendo sé stessa o il partner senza esserne consapevole». 

Nel concreto, per arrivare a una diagnosi, viene eseguita un’attenta anamnesi clinica e, soprattutto, un esame video-polisonnografico. «La persona dorme in un centro del sonno e durante la notte vengono registrati diversi parametri che permettono di identificare questo disturbo. Nel caso specifico di Effretikon abbiamo eseguito più polisonnografie per essere sicuri dell’accertamento del disturbo».

16 casi documentati al mondo - Certo, si tratta di casi estremamente rari. «Con il mio gruppo di ricerca abbiamo fatto una revisione della letteratura scientifica, cercando tutti i casi di omicidio o tentato omicidio verificatisi a livello mondiale durante eventi parasonnici. E abbiamo trovato solo 16 casi», rivela Manconi. «In realtà probabilmente sono di più, ma restano eventi molto rari. Inoltre quasi tutti riguardavano il sonnambulismo, non il disturbo del comportamento in sonno REM, perciò il caso svizzero è ancora più particolare».

In termini di incidenza, tuttavia, il disturbo del sonno REM non è estremamente raro: si stima che colpisca circa l’1% della popolazione adulto-anziano. «Rarissimo è che arrivi a sfociare in un omicidio. Più frequentemente si verificano cadute dal letto o traumi al partner o alla persona stessa», sottolinea il medico. 

«Il dubbio è legittimo ma...» - Ad oggi, però, molti faticano a credere alla veridicità di casi come quello di Effretikon. «Il dubbio è legittimo ed è sintomo di intelligenza, a patto che non trascenda nella presunzione», commenta il dottore. «Se si pensa a reati commessi da soggetti psichiatrici c’era e c’è ancora una tendenza a essere diffidenti verso l’idea che alcune azioni possano essere compiute fuori dalla coscienza. È normale, dunque, dubitare…però bisogna essere umili e aspettare che si sviluppi quella che è una disciplina, la medicina del sonno, che è ancora relativamente giovane. La conoscenza della popolazione rispetto a questi temi è infatti ancora limitata. Se lei dice “ho visto un sonnambulo camminare” nessuno si meraviglia, ma se dice che il sonnambulo ha compiuto degli atti più complessi come mangiare, guidare, cantare o picchiare qualcuno ecco che allora tutto sembra più strano. Invece, purtroppo, questi atti avvengono». 

Nessun disturbo...ma un altro femminicidio - Diverse le circostanze di un altro caso periziato da Manconi, un femminicidio commesso da un 43enne, nel gennaio 2020 in provincia di Bolzano, ai danni della moglie 28enne incinta di otto mesi. «La difesa sosteneva che l’imputato avesse un disturbo comportamentale in sonno REM, il che era supportato da delle perizie mediche. Io ho analizzato le polisonnografie già effettuate e da queste risultava una diagnosi sbagliata. L’imputato non aveva questo disturbo, elemento che si è rivelato cruciale per arrivare alla condanna».

Futuro asso nella manica? - A questo punto la domanda sorge spontanea: non c’è il rischio che questi disturbi vengano strumentalizzati e che si inizi a utilizzarli come strategia difensiva nel quadro di procedimenti penali? «Sì questo rischio c’è», riconosce Manconi, «ed è per questo che dobbiamo investire nella medicina del sonno e cercare di gestire il meglio possibile questi casi. Però se da una parte è giusto preoccuparsi che una persona venga erroneamente giudicata innocente, va anche tenuto conto del rischio di mandare in prigione una persona che è effettivamente innocente e che ha fatto quello che ha fatto in uno stato di incoscienza». 

Come intervenire - Se soffrite di disturbi del sonno, ad ogni modo, non spaventatevi: prevenire episodi pericolosi è possibile. «Noi andiamo a valutare la gravità del disturbo e diamo consigli comportamentali: eliminare oggetti pericolosi nella stanza, chiudere le finestre, permettere al partner di svegliare la persona, se necessario. Nei casi più frequenti o intensi possiamo anche utilizzare farmaci che stabilizzano il sonno e riducono la probabilità di questi episodi», conclude il medico.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE