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Bonifica in corso per uno dei sette "Mandarinli"
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LUGANO
10.06.2021 - 06:320
Aggiornamento : 09:44

«A luglio il primo trenino salperà per il Madagascar»

Le rassicurazioni della società francese che ha acquistato il vecchio materiale rotabile della Ferrovia Lugano-Pte Tresa

A Molinazzo è in corso la bonifica dall'amianto dei quattordici vagoni. Il presidente di Arterail replica agli scettici: «Ad Antananarivo è stata lanciata una gara d'appalto per l'elettrificazione della linea». Ma i dubbi restano

LUGANO - Con il sorriso stampato sulla motrice i vecchi convogli della Ferrovia Lugano-Ponte Tresa si apprestano a lasciare il Ticino. Il primo trasporto, via terra e mare, è previsto per metà luglio. Destinazione Antananarivo, capitale del Madagascar, dove è stata loro promessa una seconda vita. Un viaggio annunciato, rimandato e infine accompagnato da un malcelato scetticismo circa il reale impiego dei trenini dismessi e sostituiti dai nuovi tram che saranno presentati ufficialmente sabato 19 giugno alla stazione di Agno. 

La bonifica come condizione - A rassicurare sul fatto che i sette “Mandarinli” (questo il vezzeggiativo dato loro in Svizzera interna) della FLP non finiranno in un cimitero dei treni ad arrostire sotto il sole malgascio è la società francese Arterail. È l’impresa di Lille cui il fornitore dei nuovi tram, la Stadler Rail, ha venduto l’usato. Una prima certezza è che il materiale rotabile lascerà il Ticino bonificato: «Quando abbiamo saputo che sarebbero andati in Madagascar, abbiamo posto come condizione che i treni avrebbero lasciato la nostra officina senza amianto. Per una questione innanzitutto di coscienza» rassicura Roberto Ferroni, direttore delle Flp. 

La prima consegna - Il lavoro di sanificazione è in corso su un primo “Mandarinli” parcheggiato sul doppio binario alla fermata Molinazzo di Bioggio. In concreto, spiega Francesco Camoesa, direttore della Simatech, azienda di Arbedo-Castione specializzata in bonifiche speciali, si tratta di smontare i sedili per poter rimuovere e sostituire il pavimento in linoleum (contenente al suo interno tracce di amianto) su tutti e quattordici i vagoni. Il primo trenino sarà consegnato attorno al 10 luglio, l’ultimo a dicembre. 

Rotta su Anversa e poi in nave - Una volta “pulito”, il convoglio partirà subito per il Madagascar, che dista 9400 km in linea d’aria e parecchi di più lungo il tragitto descritto a Tio/20Minuti dal presidente di Arterail, Jérôme Garcia: «È tutto confermato. Anche se il ritardo, legato alla consegna dei nuovi treni, aveva un po’ inquietato il nostro cliente in Africa. Tutto è stato organizzato per trasportare il treno al porto di Anversa, dapprima su gomma fino a Basilea e poi - ma è un aspetto ancora da definire - lungo il Reno. Una volta imbarcato su nave il carico arriverà a destinazione dopo trenta giorni». 

«Il progetto è lanciato» - Sbarcate in Madagascar le certezze sfumano. Tuttavia Garcia rassicura sul fatto che i trenini della Flp, come pure quelli della Regionalverkehrs Bern-Solothurn (RBS) già consegnati dalla stessa Arterail, torneranno a circolare. «Ad Antananarivo disponiamo di un’officina dove i treni verranno completamente ridipinti, salvo i frontali in bianco, d’arancione, che è il colore del partito del presidente del Madagascar. Si tratta infatti di un progetto presidenziale». Quanto ai dubbi che ancora persistono, Garcia non ne ha: «C’è una gara d’appalto per il rinnovo della linea e per l’elettrificazione. Noi stessi, come Arterail, parteciperemo con la fornitura di materiale per la tecnologia a 1200 volt. La negoziazione è in atto e il progetto è lanciato». 

Si arriverà a un risultato concreto? - Un consulente della Svizzera interna, esperto in ferrovia, ricorda che i progetti di tram in Madagascar esistono dal 2007 e non sono mai cominciati. Diverso altro materiale rotabile svizzero è arrivato sull’isola, dove è parcheggiato ad arruginire. «Già rinnovare i binari e mettere in funzione dei semplici treni diesel sarebbe un exploit - sottolinea lo specialista -. L’elettrificazione complica ancor più la faccenda, non solo in termini d'investimenti iniziali, ancora più elevati, e di manutenzione (uno dei grandi problemi delle infrastrutture in Africa), ma anche perché l’elettricità ad Antananarivo è scarsa e dunque preziosa. Ha senso consumarla per dei tram?». Per ora i “Mandarinli” continuano a sorridere. O è un ghigno?

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