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28.04.2021 - 17:150
Aggiornamento : 18:43

Dopo la condanna bis dell'ex funzionario DSS, «ci vuole finalmente chiarezza»

Fiorenzo Dadò torna all'attacco per riproporre l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta

Secondo il presidente del PPD, la decisione della Corte di Appello «pesa come un macigno»

BELLINZONA - «È una condanna che pesa come un macigno». Lo afferma il presidente PPD Fiorenzo Dadò, che - assieme a Sabrina Aldi (Lega), Boris Bignasca (Lega) e Tamara Merlo (Più Donne) - ripresenta la richiesta di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta per fare chiarezza sulle responsabilità all'interno dell'amministrazione cantonale.

La decisione giunge dopo che oggi la Corte di appello e di revisione penale ha comunicato la condanna a una pena detentiva, sospesa, di diciotto mesi nei confronti dell'ex funzionario DSS che in passato abusò di una giovane. La giovane era stata avvicinata nell'ambito delle attività da lui promosse in seno al DSS.

Una condanna più severa rispetto a quella di primo grado, che prevedeva una pena pecuniaria sospesa di 7'200 franchi. L'imputato è infatti stato riconosciuto colpevole non solo di coazione sessuale, ma anche di violenza carnale. «È stata rincarata la dose - sottolinea Dadò, interpellato da tio/20minuti - emerge così che le responsabilità all'interno dell'amministrazione sono molto pesanti». Da qui la necessità di fare chiarezza: «Il paese deve poter sapere cosa è successo».

Non si tratta, ci spiega Dadò, di rifare il processo all'ex funzionario. «Le sue azioni sono già state giudicate dalla magistratura» ci dice, sottolineando che la Commissione parlamentare d'inchiesta ha l'obiettivo di valutare il modo in cui l'amministrazione cantonale ha gestito la vicenda.

L'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta era già stata chiesta dopo la sentenza di primo grado. Ma lo scorso settembre era stata bocciata dal Parlamento per un solo voto: 38 contrari, 37 favorevoli e 8 astenuti. Questa nuova richiesta potrebbe finire allo stesso modo? «Mi auguro che il Gran Consiglio si renda conto della gravità istituzionale della situazione e dell'assoluta necessità che si faccia finalmente luce su tutta la vicenda, con tutta la confidenzialità del caso». Si tratta di una situazione, a dire di Dadò, che mina ulteriormente la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

L'interpellanza - Già stamani al Consiglio di Stato era stata inoltrata un'interpellanza sulla questione, anche questa firmata dai deputati Sabrina Aldi, Boris Bignasca, Fiorenzo Dadò e Tamara Merlo. Un'interpellanza in cui si chiedono lumi in particolare sulla procedura di sospensione e poi di licenziamento dell'ex funzionario condannato. Si parla anche di prestazioni e privilegi pensionistici.

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