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Le fiamme presso la pensione La Santa di Viganello la mattina del 28 dicembre 2019.
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09.03.2021 - 11:570
Aggiornamento : 13:48

Processo alla piromane, ossessionata da un omicidio

Parla la donna alla sbarra per aver dato fuoco alla pensione La Santa di Viganello

Nei suoi confronti si decide oggi una misura terapeutica. La perizia psichiatrica parla di un rischio di recidiva medio-grave.

LUGANO - Era il 28 dicembre del 2019, quando era entrata nella pensione La Santa di Viganello e aveva dato fuoco a una tenda in un bagno del primo piano. Ma prima aveva tentando di bruciare una porta e dei rotoli di carta igienica. Per lei - una 29enne che oggi si trova davanti a una Corte delle Criminali di Lugano - quel luogo «doveva sparire».

Pochi giorni prima, il 19 dicembre, in quella pensione era stato ucciso un 35enne. Un 35enne che l’imputata aveva conosciuto anni prima durante un ricovero in Clinica psichiatrica. «Sui social avevo saputo della sua morte, una notizia che aveva generato in me molta rabbia: è disumano che una persona ne ammazzi un’altra». I fatti l’avevano quindi ossessionata a tal punto, che - sotto l’effetto dell’alcol e della cocaina - aveva deciso di appiccare il fuoco. Mettendo inoltre a rischio la vita delle persone che si trovavano all’interno della struttura.

La donna era finita in manette, poche ore dopo i fatti, per tentato omicidio e incendio intenzionale. Oggi in aula - davanti al giudice Mauro Ermani - si discute una misura terapeutica. La donna, che secondo la perizia psichiatrica soffre di un disturbo di personalità di tipo borderline, non è infatti penalmente imputabile. Non può quindi essere condannata a una pena detentiva.

L’abuso di alcol - Dal 2009, la 29enne - difesa dall’avvocato Alessia Angelinetta - è stata ricoverata 38 volte in una struttura psichiatrica. «Ogni ricovero era dovuto all’abuso di alcol» afferma in aula, spiegando che non riesce a gestire le emozioni. «Ma non sono dipendente dall’alcol, non stavo bene con me stessa» sostiene.

I precedenti col fuoco - Già in passato si contano episodi di incendio intenzionale, in cui aveva dato fuoco a sterpaglie o anche all’albo della Clinica psichiatrica di Mendrisio. In corso d’inchiesta, la donna ha dichiarato che le piace il fuoco.

Chiesta una misura stazionaria - Nei suoi confronti il procuratore pubblico Pablo Fäh propone una misura terapeutica stazionaria in una struttura chiusa. Anche considerando che il rischio di recidiva sarebbe medio-grave. Attualmente la donna si trova in carcere, dove non sta però seguendo un vero e proprio percorso terapeutico.

La difesa: «Non voleva fare del male» - La donna ha confermato già in corso d’inchiesta di essere l’autrice dell’incendio. Ma ha agito «spinta da una forte rabbia per quanto accaduto all’amico pochi giorni prima» ha sottolineato l’avvocato difensore, parlando di esternazione del dolore. «In quel momento non aveva intenzione di fare del male a nessuno».

Secondo la difesa, durante quindici mesi passati in carcere, «la 29enne ha avuto modo di riflettere sull’accaduto, dichiarandosi pronta per una nuova ripartenza». Ora andrebbe quindi adottata una misura «idonea al mantenimento di questo equilibrio». Non può essere il carcere. L’avvocato Angelinetta chiede pertanto un trattamento stazionario in un’appropriata istituzione psichiatrica. «Bisogna darle fiducia, solo così potrà tornare a stare bene con se stessa».

La decisione della Corte sarà comunicata oggi alle 17.

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