Accademia Italiana della Cucina
Nella foto da sinistra: Enrico Giannini, Giancarlo Croce, Dario Ranza, Emilio Casati (Delegato), Adriano Dolfini e Lorenzo Albrici.
LUGANO
07.12.2020 - 11:190

Premiata l'eccellenza della gastronomia ticinese

Una serata speciale per lo stellato Lorenzo Albrici, lo chef Dario Ranza e la Corporazione Boggesi Alpe Piora

Lorenzo Albrici, Dario Ranza e la Corporazione Boggesi Alpe Piora. Sono questi gli attori della scena gastronomica ticinese premiati il 1. dicembre dall’Accademia Italiana della Cucina, Delegazione della Svizzera Italiana, nel corso di una serata tenutasi all’hotel Splendide di Lugano.

Tre eccellenze del territorio a cui per la prima volta l’Accademia Italiana della Cucina ha voluto assegnare dei riconoscimenti.

Allo chef stellato Lorenzo Albrici - della Locanda Orico di Bellinzona, 20 anni con la stella Michelin – è stato conferito il premio “Diploma di buona cucina”, riservato ai ristoranti e alle trattorie di cucina italiana, in Italia e all’estero, che operano nel rispetto della tradizione e della qualità e che siano inseriti nella “Guida ai Ristoranti” dell’Accademia (online), con un minimo di 3 tempietti. Perché «da anni, con impegno e costanza, nel suo locale propone piatti che sono un connubio tra il gusto italiano e quello francese, puntando tutto sulla qualità che inizia dalla selezione dei prodotti, tutti freschissimi e di prima qualità».

Un altro chef, Dario Ranza - del Ristorante Ciani di Lugano – si è meritato il premio “Giovanni Nuvoletti”, intitolato allo scomparso presidente “riformatore” dell’Accademia, perché «nel corso della sua lunga carriera (da oltre trent’anni opera a Lugano) ha contribuito in modo significativo alla conservazione, conoscenza e valorizzazione della buona tavola tradizionale». In cucina, infatti «coniuga tradizione e reinterpretazione dei piatti, attento alla stagionalità e al territorio, senza rinnegare le sue origini lombarde».

E infine alla Corporazione Boggesi Alpe Piora, è stato conferito il premio “Massimo Alberini” (intitolato al giornalista e storico della gastronomia che è stato tra i fondatori dell’Accademia) per «l’organizzazione che gestisce un alpe sul quale la biodiversità, la sapienza dell’uomo e un continuo interscambio fra tradizione e innovazione danno vita ad un formaggio dal sapore e dall’aroma inconfondibili, un formaggio di produzione propria, lavorato artigianalmente con ingredienti eccellenti e tecniche rispettose della tradizione del territorio».

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