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BEDANO
29.01.2018 - 12:330
Aggiornamento : 15:39

Protesta alla Six: «Il prossimo passo è lo sciopero»

Natalia Ferrara, responsabile regionale dell’ASIB, è soddisfatta del sit-in di questa mattina davanti all’azienda. Ora la palla passa in mano ai vertici

BEDANO - Questa mattina i dipendenti della Six Group hanno manifestato fuori dall’azienda a Bedano contro l’annunciata chiusura di tre sedi svizzere (oltre a quella ticinese, Oerlikon e Losanna) e il licenziamento di 100 persone.

L’azione di protesta è stata decisa dall’assemblea del personale il 25 gennaio e vi hanno preso parte tutti gli impiegati (esclusi vertici, risorse umane ed esterni). «Oltre ai dipendenti, hanno portato il loro sostegno senza bandiere Unia, Ocst e Vpod - ci spiega Natalia Ferrara, responsabile regionale dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) -. C’erano anche Don Massimo della parrocchia di Bedano, che ha portato un messaggio del Vescovo Lazzeri, e diversi cittadini».

Strategia aziendale - Six Group gestisce la Borsa svizzera e il traffico di pagamenti con le carte di credito. Nell’agosto dello scorso anno il gruppo ha rilevato l’attività (proficua) di Aduno Sa e in novembre ha annunciato la ristrutturazione. «Si tratta di una scelta di strategia aziendale - chiarisce Natalia Ferrara -. Non si parla di necessità, non ci sono cifre rosse».

Un piano sociale - Per questo motivo - continua la responsabile regionale dell’ASIB - «l’azienda deve fornire garanzie e aiuto ai dipendenti. È una battaglia di principio: un’economia liberale deve anche garantire misure sociali adeguate». L’annunciata ristrutturazione prevede infatti il licenziamento di tutti gli impiegati ticinesi: «Sono tutti svizzeri e/o domiciliati. È personale specializzato, parlano tutti le lingue nazionali e il target è molto alto».

Oltre 130 banche sono azioniste del Gruppo Aduno e del Gruppo Six. «Basterebbe che ogni istituto bancario azionista offrisse un solo posto di lavoro e tutti i dipendenti potrebbero avere un futuro lavorativo».

Maggiore sicurezza - Da novembre Six non ha cambiato la sua posizione, nonostante i numero colloqui. «Non possiamo obbligarli a tenere aperto - continua Natalia Ferrara -. Ma vogliamo maggiore sicurezza. L'ASIB si sta battendo affinché il lavoro venga garantito fino a fine 2018. E che poi ci sia un aiuto concreto. Abbiamo coinvolto il governo, la deputazione ticinese a Berna, l’associazione bancaria ticinese e la sezione del lavoro. Non è giusto che un colosso svizzero da Zurigo compri in Ticino e lasci a casa le persone. Ora bisogna pensare al futuro di tutti e deve farlo il datore di lavoro».

Prossimo passo: lo sciopero - Venerdì, nel corso di una lunga negoziazione, ai vertici era stata annunciata la manifestazione odierna. «È stato chiaramente detto che i dipendenti, che non hanno mai smesso di lavorare neppure per un giorno e che recupereranno le due ore perse oggi, vogliono più ascolto e attenzione - conclude Natalia Ferrara -. Se non succederà nulla, siamo pronti allo sciopero. Perché al niente si risponde con il niente».

La petizione - Il personale invita la popolazione a firmare la petizione di sostegno ai dipendenti «perché l’economia liberale deve garantire anche le misure sociali adeguate».

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