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CANTONE
11.02.2015 - 21:100
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Patrizi? "Una nobiltà de facto"

Detengono il 50% del territorio cantonale, tramandano il titolo per discendenza, hanno antichi stemmi di famiglia e sono i custodi della tradizione locale

LUGANO - I Patriziati, corporazioni di diritto pubblico, sono proprietari di circa il 75% della totalità dei boschi ticinesi, che complessivamente coprono una superficie approssimativa di 140'000 ettari. Considerando che il Cantone ha una superficie complessiva di 281'246 ettari, gli attuali Patriziati posseggono circa il 50% dell’intero territorio cantonale. Il dato che proviene dal Cantone dimostra quanto i Patriziati siano importanti in Ticino. Ma in che misura i patrizi possono essere considerati un fenomeno sociologico elvetico? Per Francesco Cerea, discendente da una antica famiglia patrizia veronese e specializzatosi in diritto nobiliare e scienze araldiche, in Ticino i patriziati sono una borghesia aristocratica a tutti gli effetti. Lo sostiene nel suo studio "L'ambiguità di una borghesia aristocratica", citando diversi documenti. Il più importante è il “Trattato di Diritto Nobiliare Italiano”, del principe Carlo Mistruzzi di Frisinga pubblicato a Milano nel 1961, per Giuffrè editore, dove si legge: “Meritevole di esame appare anche il patriziato ticinese, sul di cui carattere nobiliare non tutti gli autori sono d'accordo, quantunque riconosciuto dal governo austro­lombardo (Manaresi, Criteri seguiti pel riconoscimento della nobiltà svizzera nello stato di Milano, in Archives heraldiques suisses 1936 p.65 segg.). La Costituzione cantonale del 1830 prevedeva due categorie di cittadinanza: quella dei patrizi e quella degli attinenti... Al posto della denominazione di “patrizio” vediamo anche quella di “ nobile”.

Quindi c'è una nobiltà in Ticino?

“Sarebbe ipocrita negare delle qualità tradizionalmente aristocratiche agli odierni patriziati, almeno sotto il profilo del diritto nobiliare, il documento citato è importantissimo, ma poco conosciuto in Svizzera essendo stato scritto da un principe italiano. Gli Asburgo d'Austria, quali sovrani del Lombardo-Veneto, nell'800 riconobbero il carattere nobiliare delle famiglie patrizie del confinante cantone Ticino. È evidente che il patriziato non è solo una corporazione di diritto pubblico come stabilisce la legge cantonale del 1992, ma a livello privato, uno status prestigioso per le famiglie che hanno questo privilegio. Lo stato di patrizio, per legge, si acquisisce per filiazione, per matrimonio o cooptazione dell'assemblea dei patrizi, dopo molti anni di residenza nel comune di domicilio. Il tutto porta ad una inevitabile selezione, che con la nascita nel XIX secolo della Repubblica e Cantone Ticino diventa una "nobiltà" de facto. Le famiglie che nell'era dei baliaggi, infatti erano chiamate "vicini", vengono rinominate dal cantone come "patrizi". All’epoca furono comunque commessi gravi errori, come la “nobilitazione” di comuni patriziali di piccola se non minuscola entità o l'incuranza totale di patriziati storici come Mendrisio”.

Eppure nella società civile questo stato sociale non è tanto marcato

“Si tende a mantenere un basso profilo e una certa ambiguità, il che ha certamente giovato al mantenimento di questa borghesia aristocratica attraverso i secoli. Ci si adegua ai tempi, con un velo di "ipocrisia", modestia e in alcuni casi mancanza di cultura o coscienza di classe. Per fortuna molti patrizi sono orgogliosi delle proprie tradizioni e ancora oggi molte persone “chiave” nella politica elvetica sono patrizie, senza farne mistero “.

Nel suo studio si occupa anche di Mendrisio

“In Ticino i patriziati sono presenti in moltissimi comuni, anche in quelli piccoli di montagna. In questi casi forse è difficile parlare di borghesia aristocratica, come per i patriziati delle città principali. Mendrisio, dal momento che il suo patriziato non aveva più beni, venne disconosciuto dal Cantone. Così facendo cancello' una storica classe dirigente, che per secoli governò il Magnifico Borgo. A mio avviso fu un atto illegittimo contro la tradizione e i costumi del paese, per non parlare della storia delle famiglie che costituiscono il patriziato di Mendrisio".

Ma il Cantone, secondo lei, dovrebbe abolire il Patriziato?

“Non penso assolutamente che la Svizzera o il Ticino debbano abolire i patriziati, magari per incamerarne i beni, anzi tutt'altro dovrebbe tutelarli e valorizzarli di più. È una specificità tutta elvetica di gestione del pubblico, amministrata ancora in maniera tradizionale. Il Cantone non dovrebbe soffocare il patriziato, anche perché essi nacquero, storicamente, circa 700 anni prima del Cantone. In questi tre quarti di millennio fu loro l'amministrazione della cosa pubblica. Opterei perciò per un'eventuale riforma che valorizzi di più la tradizione”.

 

 


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