Occorre lottare meglio contro i certificati medici falsi

Lo pensa il Consiglio nazionale, che ha approvato una mozione in tal senso. Il dossier passa agli Stati.
BERNA - I certificati medici compiacenti vanno combattuti in modo più efficace. Lo pensa il Consiglio nazionale, che oggi, per 123 voti a 60, ha approvato una mozione della sua Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS-N) con la quale si vuole allentare il segreto professionale. Il dossier passa agli Stati.
L'atto incarica il Consiglio federale di adottare tutte le misure adeguate per lottare contro le pratiche fraudolente connesse con i certificati compiacenti (con cui i medici deliberatamente attestano a un impiegato un'incapacità al lavoro che in realtà non esiste), nonché quelli redatti con negligenza, inesatti o incompleti. L'obiettivo è ridurre gli oneri ingiustificati a carico dei datori di lavoro e delle assicurazioni sociali.
«I certificati medici sono sempre più lacunosi», ha dichiarato Diana Gutjahr (UDC/TG) a nome della commissione. «Questo si traduce in una perdita di circa 70 miliardi di franchi, pari al 9% del prodotto interno lordo». Per questo, le basi giuridiche relative al segreto professionale vanno rese meno rigide, così che i medici curanti debbano essere tenuti fin dall'inizio a fornire, su richiesta, informazioni sulle limitazioni concrete legate allo stato di salute dei pazienti.
La sinistra si è opposta con veemenza alla proposta. «Pazienti e medici vengono usati come capri espiatori», ha protestato Léonore Porchet (Verdi/VD). Stando alla deputata ecologista invece, bisognerebbe affrontare il vero nocciolo della questione, ossia le condizioni di lavoro sempre più difficili. La mozione, ha inoltre fatto notare, penalizza in particolare le donne incinte, sovente costrette a prendere un congedo malattia prima del parto.
Pierre-Alain Fridez (PS/JU), medico di professione, ha da parte sua sottolineato il numero esiguo di certificati falsi. La sua posizione è stata appoggiata, invano, anche dalla ministra della salute Elisabeth Baume-Schneider, preoccupata dal possibile aumento degli oneri amministrativi.



