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Svizzera

BNS: «Banche svizzere pronte in caso di crisi»

Le principali banche svizzere mostrano una capacità rafforzata di resistere a perdite anche in contesti economici complessi.
BNS: «Banche svizzere pronte in caso di crisi»
Imago
Fonte Ats
BNS: «Banche svizzere pronte in caso di crisi»
Le principali banche svizzere mostrano una capacità rafforzata di resistere a perdite anche in contesti economici complessi.

ZURIGO - Sia UBS sia la maggior parte delle banche orientate al mercato interno sarebbero in grado di sopportare le perdite in caso di «scenari avversi rilevanti». È quanto mette in evidenza la Banca nazionale svizzera (BNS) nel suo ultimo rapporto sulla stabilità del sistema finanziario elvetico, pubblicato oggi.

«Nel complesso, il settore bancario svizzero è ben preparato per far fronte alle difficoltà del contesto attuale», scrive nel documento l'istituto di riferimento. Allo stesso tempo, ammette, la situazione resta difficile, a causa del conflitto in Medio Oriente, delle tensioni legate al commercio internazionale e delle incertezze geopolitiche e macroeconomiche.

La redditività del settore, prosegue la BNS, è complessivamente migliorata nel 2025. Grazie alle loro riserve di capitale e di liquidità le banche non risultano solo resilienti, bensì possiedono anche un'ampia capacità di erogazione di prestiti.

L'andamento è tuttavia stato diverso per i tre istituti di importanza sistemica orientati al mercato interno. La redditività di PostFinance e della Banca cantonale di Zurigo (ZKB) è infatti aumentata, mentre è calata quella del gruppo Raiffeisen.

Per quanto riguarda UBS, lo scorso anno la sua capacità di generare utili è migliorata grazie alle performance delle attività di gestione patrimoniale e di investment banking. Il numero uno del ramo inoltre, sottolinea la BNS, supera i requisiti per i fondi propri contemplati dalla regolamentazione too big to fail, che entrerà in vigore a partire dal 2030.

Come già annunciato, la BNS sostiene il pacchetto di misure proposto dal Consiglio federale, che prevede la copertura integrale con fondi propri delle partecipazioni all'estero delle banche. La crisi di Credit Suisse ha dimostrato che i rischi in questo ambito non sono adeguatamente coperti dall'attuale regime normativo in materia di capitale, motiva l'istituto.

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