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FRIBURGO

«Non si può prevenire tutto»

Il procuratore generale del canton Friburgo sul dramma di Kerzers: «Un episodio atipico. La prevenzione funziona»
20 Min
Fonte ats
«Non si può prevenire tutto»
Il procuratore generale del canton Friburgo sul dramma di Kerzers: «Un episodio atipico. La prevenzione funziona»

KERZERS - Il procuratore generale del Canton Friburgo, Raphaël Bourquin, attribuisce il dramma di Kerzers, l'incendio che ha causato sei morti e cinque feriti, alla semplice fatalità. "Tutto è stato fatto e la prevenzione funziona. Ma non si può prevenire tutto", afferma il magistrato in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano friburghese "La Liberté".

"In questo caso specifico, ci troviamo di fronte a un episodio atipico e si tratta di un atto isolato", rileva Bourquin tornando sul fatto che l'uomo che martedì sera si è immolato provocando l'incendio dell'autopostale, fosse ricercato dalla polizia bernese.

"Si tratta di una procedura tra le polizie cantonali e la collaborazione in genere funziona molto bene", sottolinea il procuratore generale. "La persona in questione non era ricercata da molto tempo. Bisognava diffondere questa informazione oltre i confini cantonali? Non ne sono convinto", aggiunge.

Interrogato sui possibili mezzi per evitare un simile dramma, Bourquin afferma di non essere certo che sia necessario orientarsi verso una società "che controlla ancora di più". "Esistono già moltissime misure, ma purtroppo non si può controllare tutto".

"Sono però convinto che, dopo eventi di questa portata, ciascuno presti maggiore attenzione alla propria sicurezza", prosegue. Inoltre, il procuratore generale ritiene che non si debbano trarre "conclusioni affrettate" da quanto accaduto nella cittadina friburghese.

"Poiché l'autore è stato identificato, potremo indagare sulla sua vita, comprendere meglio cosa lo abbia spinto ad agire e ricostruire il suo percorso tra la scomparsa e il dramma", spiega Bourquin. "Su questa base, sapremo cosa avremmo potuto fare o fare meglio".

Inchiesta in corso
Il procuratore non si pronuncia, a questo stadio dell'inchiesta, sulle voci riguardanti l'identità del presunto autore, un cittadino svizzero di 65 anni domiciliato nel Canton Berna. Secondo lui, nessun elemento induce a pensare che si tratti di uno straniero naturalizzato, come si legge su alcuni social media.

Nessuna precisazione nemmeno sul numero esatto di persone a bordo dell'autobus: "l'inchiesta lo determinerà con precisione. Le audizioni sono in corso, così come l'analisi delle immagini delle telecamere", precisa Bourquin, che aggiunge che "è in corso una perizia per stabilire quale liquido sia stato utilizzato e dove sia stato acquistato".

"Quello che sappiamo è che l'uomo è salito sull'autobus con il liquido e un accendino", sottolinea il procuratore generale, ciò fornisce informazioni riguardo alla premeditazione dell'atto e all'intenzione di causare numerose vittime. "Aveva quindi riflettuto su ciò che voleva fare e lo ha fatto".

Il procuratore parla anche del rapporto con la stampa. "Siamo costretti a fare i conti con i media, anche se a volte questo può complicare le cose. I media possono andare più veloci della polizia, perché non hanno gli stessi vincoli. Sappiamo di dover gestire questa dimensione e, in questo senso, l'esperienza di Crans-Montana ci è stata utile", osserva.

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