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LosannaSgombero della ZAD, l'Onu si schiera. «Gli attivisti erano protetti dal diritto internazionale»

08.01.22 - 15:20
Il canton Vaud risponde: «Non tutti gli attivisti erano pacifici. E non ci sono prove che la polizia sia stata violenta»
Afp
Losanna
08.01.22 - 15:20
Sgombero della ZAD, l'Onu si schiera. «Gli attivisti erano protetti dal diritto internazionale»
Il canton Vaud risponde: «Non tutti gli attivisti erano pacifici. E non ci sono prove che la polizia sia stata violenta»

LOSANNA - Tre relatori speciali delle Nazioni Unite hanno manifestato preoccupazione per le accuse di uso eccessivo della forza durante lo sgombero della cosiddetta ZAD (zone à défendre, zona da difendere) sulla collina di Mormont (VD) lo scorso marzo. Il canton Vaud ha recentemente risposto a una loro lettera, che Keystone-ATS ha potuto consultare oggi.

Dopo cinque mesi di occupazione, la polizia aveva sgomberato il sito in vista dell'espansione di una cava appartenente a Holcim. Almeno 37 militanti che si erano rifiutati di fornire la loro identità erano stati arrestati e condannati a 60 o 90 giorni di pena privativa della libertà tramite decreto d'accusa. I primi processi degli attivisti si svolgeranno tra una decina di giorni.

All'inizio di settembre, Amnesty International aveva affermato di ritenere queste sanzioni «sproporzionate» e aveva espresso alle Nazioni Unite la propria preoccupazione in merito al procedimento giuridico riservato agli attivisti.

In una lettera inviata all'inizio di novembre all'ambasciatore svizzero all'ONU a Ginevra, Jürg Lauber, e resa pubblica 60 giorni dopo, tre relatori speciali dell'ONU, Clément Nyaletsossi Voule, David Boyd e Irene Khan, esprimono le loro «preoccupazioni» per gli arresti e le condizioni di detenzione. Secondo i tre, le azioni degli attivisti sul Mormont costituiscono una disobbedienza civile pacifica, e questa è protetta dal diritto internazionale.

Nella sua risposta ricevuta dall'ONU alla fine di dicembre, il Dipartimento vodese dell'ambiente e della sicurezza (DES) contesta la presentazione di alcuni fatti e spiega che, contrariamente alle indicazioni trasmesse all'ONU, gli attivisti non erano solo difensori dei diritti umani e dell'ambiente, ma facevano parte di gruppi eterogenei, spinti da motivazioni, obiettivi e modalità di azione divergenti.

Secondo il DES, mentre la maggior parte degli attivisti erano pacifici, altri hanno risposto con violenza all'intervento della polizia, disposto da un tribunale. Secondo le autorità cantonali, le accuse di uso eccessivo della forza da parte della polizia non sono comprovate e sono contestate.

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