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VAUD
07.09.2020 - 17:100

Uccise l'amante della moglie: carcere a vita

Un 49enne è stato condannato oggi a Losanna per assassinio. La difesa chiedeva sette anni

LOSANNA - Il tribunale criminale di Losanna ha condannato un cittadino dello Sri Lanka a una pena detentiva a vita: l'uomo, un padre di famiglia di 49 anni, aveva ucciso a coltellate l'amante di sua moglie nel febbraio 2018. I fatti erano avvenuti all'Istituto vodese d'accoglienza dei migranti (EVAM) di Ecublens.

Il 49enne, tra le altre cose, è stato riconosciuto colpevole di assassinio, lesioni semplici qualificate, ingiuria, nonché istigazione a tentato assassinio nei confronti di un precedente amante della sua partner. Il giudice ha infatti tenuto anche conto di un altro caso che è stato collegato al dossier: in quell'occasione, circa otto anni fa, l'uomo aveva già tentato di far uccidere un ex amante della moglie nel suo Paese d'origine da un sicario.

La Corte si è allineata alla richiesta del Ministero pubblico, mentre la difesa chiedeva sette anni di detenzione invocando l'omicidio passionale. Il legale ha già fatto sapere che presenterà ricorso.

Relazione adultera - Il cittadino dello Sri Lanka vive in Svizzera dall'inizio degli anni Novanta e ha la nazionalità elvetica. Nel 2002 si è sposato con la moglie in un matrimonio combinato, nonostante l'opposizione della donna.

La coppia, che ha tre figli, aveva incontrato nell'aprile del 2017 un connazionale al centro EVAM di Crissier (VD). Il giovane, nato nel 1998, aveva segretamente avuto una relazione con la moglie dell'imputato. Quando il 49enne l'ha scoperto ha ripetutamente aggredito la moglie, che lo ha denunciato. La giustizia vodese ha ordinato all'uomo di lasciare il domicilio familiare e ha affidato la custodia dei tre figli alla donna. Poi, nel febbraio dell'anno successivo, l'uomo si è presentato a Ecublens pugnalando a morte l'amante.

Nulla è stato lasciato al caso - L'imputato ha agito «con gelida determinazione per egocentrismo e poiché si è sentito screditato agli occhi della comunità tamil. Non si trovava in uno stato di profondo smarrimento quando ha pugnalato la sua vittima sei volte con una forza inaudita. Il suo gesto è stato atroce e vile e se ne è vantato anche battendo orgogliosamente il petto subito dopo i fatti», ha riassunto il presidente della Corte alla lettura della sentenza.

Secondo quest'ultimo si è trattato di un assassinio pianificato da tempo, per il quale «nulla è stato lasciato al caso». Oltre a ciò, l'uomo ha assunto un «atteggiamento arrogante che attesta una totale mancanza di consapevolezza».

Una perizia psichiatrica aveva sottolineato «l'assenza di patologie psichiatriche», ma nelle conclusioni parlava di un «accresciuto rischio di recidiva».

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