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Asili nido senza giocattoli: «Previene la dipendenza in età adulta»

Dopo Argovia e Soletta, anche a Zurigo si dà avvio alla sperimentazione: per dieci settimane niente bambole e macchinine.
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Fonte Tages-Anzeiger
Asili nido senza giocattoli: «Previene la dipendenza in età adulta»
Dopo Argovia e Soletta, anche a Zurigo si dà avvio alla sperimentazione: per dieci settimane niente bambole e macchinine.

ZURIGO - Automobiline, bambole, mattoncini da costruzione, pupazzi: via tutto. È quello che accadrà in alcuni asili nido del canton Zurigo (che segue l'esempio già in atto in Argovia e Soletta) per dieci settimane. Lo scopo? Da un punto di vista pedagogico quello di stimolare il gioco libero per portare dei benefici allo sviluppo, da quello scientifico raccogliere dati per alimentare la tesi di alcuni studiosi che vorrebbe un bambino lontano dai giochi meno soggetto a sviluppare dipendenze in età adulta.

«Priorità a creatività e spontaneità, non sedersi al tavolo con i quaderni» - «Se davvero un asilo senza giocattoli rafforza la regolazione delle emozioni, i bambini potrebbero acquisire competenze che a lungo termine sono rilevanti anche per la prevenzione delle dipendenze» ha dichiarato al Tages-Anzeiger il pediatra Oskar Jenni. «Non è del tutto irrealistico, ma non è ancora stato dimostrato scientificamente» ha aggiunto.

Non mancano le critiche riguardo alla severità e radicalità della sperimentazione: dove tutto a un tratto ai bimbi verranno a mancare i giocattoli tradizionali cui sono abituati. Per Jenni «radicale sarebbe un asilo senza gioco. Se il progetto serve a ricordare quanto sia centrale il gioco libero per lo sviluppo, allora lo sostengo pienamente» ha sottolineato.

Il pediatra poi rileva - con una sottolineatura critica - come gli asili siano diventati sempre più simili alla scuola. «All’asilo devono avere la priorità l’attività autonoma, la creatività e la spontaneità, non il sedersi al tavolo con i quaderni - ha dichiarato al quotidiano zurighese - e proprio perché l’asilo oggi è formalmente parte della scuola, serve un contrappeso consapevole al posto dei tradizionali giochi».

Segnali contrastanti: alcuni bimbi ne traggono beneficio, altri no - Ma arrivano segnali confortanti a sostegno di un simile progetto da quelle realtà dove la sperimentazione è stata avviata da tempo? Jenny ricorda che un'indagine dell’Alta scuola pedagogica di Turgovia ha messo in evidenza che «su alcuni bambini con difficoltà nella regolazione delle emozioni sono stati riscontrati certi progressi di sviluppo in relazione all’asilo senza giocattoli». Allo stesso tempo «nello studio ci sono stati anche bambini che non hanno tratto beneficio. Il comportamento dei bambini, però, non è stato valutato con test oggettivi, ma in base alle valutazioni delle insegnanti. Inoltre non c’era un gruppo di confronto né sono stati consultati i genitori. I risultati vanno quindi interpretati con cautela» ha affermato.

Il ruolo delle insegnanti - E rimarca l'importanza del gioco libero, «che non è un programma per imparare, ma uno spazio di sviluppo autonomo per i bambini» e dove il ruolo delle insegnanti diventa sì cruciale ma supportato da un atteggiamento discreto. «Osservano, aiutano magari a cercare materiali, regolano le emozioni se serve, supportano nei conflitti o nelle frustrazioni, ma non devono intervenire in modo direttivo, istruttivo o gestionale nel gioco».

Il senso di comunità che si crea fra i più piccoli - In un'attività libera, fra i piccoli «nasce un forte senso di comunità, di spirito di gruppo» afferma il pediatra. Che ricorda come il gioco sia comunque «fondamentale per lo sviluppo dei bambini, un bisogno biologicamente radicato» che recuperano «se non hanno potuto praticarlo per un certo periodo, spesso con particolare intensità. In questo senso il gioco assomiglia a bisogni fisici di base come il sonno o la fame».

Giocattoli buoni e cattivi: «Non conta questa suddivisione, ma lo spazio per le proprie idee del bambino» - Il pediatra sgombra dal campo anche l'antica dicotomia tra giocattoli buoni e cattivi, fra giocattoli moderni e tecnologici e quelli più semplici fatti magari di cartone. «Ciò che conta di più non è il giocattolo in sé, ma lo spazio di gioco e l’autonomia lasciati al bambino». Per il pediatra, è fondamentale che il bambino abbia «spazio per le proprie idee» e non sia sopraffatto dai giocattoli.

Ridurre l'offerta di giocattoli - «La quantità è importante - è il suo consiglio - ed è utile ridurre consapevolmente l’offerta o mettere da parte temporaneamente alcuni giochi».


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