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Un test per dare un nome al dolore, che la cassa malati non rimborsa

Costa 800 franchi il test salivare che permette di identificare l'endometriosi, che affligge circa una donna ogni dieci, ma in Svizzera non è diffuso. Ecco perché.
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Fonte TagesAnzeiger
Un test per dare un nome al dolore, che la cassa malati non rimborsa
Costa 800 franchi il test salivare che permette di identificare l'endometriosi, che affligge circa una donna ogni dieci, ma in Svizzera non è diffuso. Ecco perché.

ZURIGO - Un test salivare per diagnosticare l’endometriosi, introdotto nel 2022, potrebbe permettere di individuare la malattia prima e avviare trattamenti tempestivi per ridurre il dolore e rallentarne la progressione. In Svizzera però il test costa oltre 800 franchi e non è generalmente rimborsato dalle casse malati, fattore che ne limita la diffusione. A

Si stima che almeno una donna su dieci nella Confederazione soffra di endometriosi. I sintomi possono includere forti dolori durante le mestruazioni, l’ovulazione o i rapporti sessuali, oltre a coliche, dolori pelvici e stanchezza cronica.

Poiché la diagnosi tradizionale richiede spesso esami invasivi, molte pazienti affrontano anni di sofferenza prima di ottenere una diagnosi.

Il nuovo test, rapido e totalmente indolore, analizza nella saliva biomarcatori specifici (micro-RNA) e attualmente viene utilizzato soprattutto quando esami come ecografia o risonanza magnetica non mostrano risultati chiari.

Secondo gli specialisti, l’innovazione potrebbe avere un impatto importante. «Il test salivare sembra molto promettente», afferma la Società svizzera di ginecologia e ostetricia in un aggiornamento dedicato all’Endotest. Tuttavia, aggiungono gli esperti, la tecnologia è ancora relativamente nuova e servono ulteriori studi di validazione.

Il principale ostacolo resta il costo. «A causa delle attuali limitazioni non è ancora uno strumento di routine, tutt’altro», spiega il dottor Jérôme Lederrey dell’Ospedale universitario di Losanna. Il test viene utilizzato soprattutto nelle pazienti con sintomi sospetti quando gli esami di imaging, come ecografia o risonanza magnetica, non mostrano risultati chiari.

Nonostante i dubbi scientifici ancora in discussione, gli esperti sottolineano la necessità di nuovi strumenti: «Abbiamo bisogno di nuove possibilità di diagnosi: questa malattia porta ancora a vere e proprie odissee mediche», afferma il ginecologo Nicola Pluchino dell’Ospedale universitario di Ginevra.

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