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SVIZZERA

Chi non ha scritto dello straziante arrivo dei Moretti: «Linciaggio umano e mediatico da deplorare»

Diversi quotidiani svizzeri non hanno voluto dare spazio alla dolorosa camminata di ieri fra i familiari delle vittime. Il quotidiano vallesano Le Nouvelliste ha voluto spiegare perché: «Scene che non avrebbero dovuto esistere».
AFP
Fonte Le Nouvelliste
Chi non ha scritto dello straziante arrivo dei Moretti: «Linciaggio umano e mediatico da deplorare»
Diversi quotidiani svizzeri non hanno voluto dare spazio alla dolorosa camminata di ieri fra i familiari delle vittime. Il quotidiano vallesano Le Nouvelliste ha voluto spiegare perché: «Scene che non avrebbero dovuto esistere».

SION - Un'avanzata penosa, fra urla, strepiti, insulti e anche qualche colpo. L'arrivo di Jacques e Jessica Moretti, giovedì a disposizione degli inquirenti e degli avvocati difensori, è stato un momento estremamente emotivo e forte, tanto che a un certo punto la 39enne co-proprietaria del “Constel” perderà anche i sensi.

Scene come quella di ieri sono una rarità, se non una vera e propria eccezione per la Svizzera, abituata a ben altri toni per quanto riguarda le proteste (che comunque si verificano) fuori dalle sedi giudiziarie.

E non solo, in generale tutto il tenore del dibattito attorno alle indagini della tragedia di Capodanno ha seguito fortemente la “pancia” e le emozioni, piuttosto che la razionalità.

Forse proprio per questo motivo sono molti i quotidiani elvetici che questa mattina hanno preferito non riportare sulle loro pagine quanto avvenuto in Rue de l'industrie questo 12 febbraio.

Unica eccezione è il Blick, che negli anni ha sempre mantenuto una linea editoriale - per così dire - più mordace e legata alla cronaca nera e un paio di quotidiani romandi (chi nella cronaca e chi in un editoriale).

Chi, invece, ha voluto esplicitare chiaramente il perché ha deciso di non voler coprire giornalisticamente la vicenda «lasciando i doveri di cronaca ai nostri colleghi dell'ats (agenzia telegrafica svizzera, ndr.)» è proprio il quotidiano vallesano Le Nouvelliste. A spiegare le motivazioni della scelta è la direzione della redazione, in un editoriale.

«Le scene di ieri non avrebbero mai dovuto esistere», titola l'editoriale. Il motivo principale non è tanto il dolore delle famiglie, il diritto di esternarlo e di chiedere giustizia, quanto il contesto: «non sotto la pioggia, non fra una cinquantina di giornalisti che pasteggiano sulle loro sofferenze, non nel bel mezzo del cammino della giustizia».

Secondo il quotidiano vallesano era necessario «un ambiente sereno, con la partecipazione di mediatori e psicologi, affinché il tutto si rivelasse costruttivo e contribuisse all'elaborazione del trauma e del lutto».

Senza parlare della totale assenza di sicurezza o di un semplice cordone per far passare i Moretti «sarebbe bastato», la polizia (verrebbe da aggiungere nuovamente) in affanno ha portato «a un linciaggio umano e mediatico che tutti noi dobbiamo deplorare».

Secondo i responsabili della redazione, Crans-Montana mostra un nuovo passo «nel bisogno d'istantaneità» dei processi di giustizia che va oltre quanto visto finora, non solo in Svizzera: «una situazione alimentata dalle fughe d'informazione degli avvocati che spesso si dimenticano che la loro priorità dovrebbe essere le famiglie, che invece dimenticano».

Ma non sono gli unici, continua l'editoriale, a sbagliare: «ci siamo anche noi media» che «abbiamo dimenticato il nostro posto, il nostro ruolo e - a volte - la nostra umanità». Crans-Montana ha svelato «un modo di fare giornalismo (purtroppo) nuovo in Svizzera, legato ai media d'informazione continua in diretta, che spesso restano confinati nell'emotività».


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