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SVIZZERA

«I feriti di un incendio possono morire anche settimane o mesi dopo»

Dopo il decesso di un altro giovane a quattro settimane di distanza dal rogo, un medico spiega che «superare i primi giorni non significa essere fuori pericolo» e «che potrebbero esserci ulteriori vittime».
AFP
Fonte 20Minuten/Céline Trachsel
«I feriti di un incendio possono morire anche settimane o mesi dopo»
Dopo il decesso di un altro giovane a quattro settimane di distanza dal rogo, un medico spiega che «superare i primi giorni non significa essere fuori pericolo» e «che potrebbero esserci ulteriori vittime».

BERNA - È notizia di ieri. Un 18enne svizzero rimasto ferito nella tragedia di Crans-Montana è deceduto sabato in ospedale, a quattro settimane di distanza dal rogo. E con il numero delle vittime salito a 41, tornano a farsi vivi i timori riguardo al destino dei giovani ancora ricoverati.

«Purtroppo non è raro che i feriti in un incendio muoiano ancora settimane o mesi dopo l’evento», ha spiegato a 20Minuten il medico Christoph Specht, precisando che «potrebbero morire ancora altre vittime dell'incendio».

«Se le vittime sopravvivono ai primi giorni, purtroppo questo non significa che siano fuori pericolo», aggiunge Splecht, specificando che in questi casi non sono il grado delle ustioni o l'estensione della superficie cutanea bruciata a contare maggiormente, ma piuttosto i danni riportati a organi come polmoni e reni.

I polmoni - «In caso di intossicazione da fumi, sono soprattutto i polmoni a subire gravi danni. Si parla di fumi, ma già l’aria calda da sola può causare danni irreparabili», spiega. A ciò si aggiungono i gas sprigionati dalla combustione delle plastiche, che possono aver provocato gravi ustioni chimiche o altri danni ai polmoni. «Questi danni possono manifestarsi anche solo nel corso delle settimane successive» all'evento.

E anche l'utilizzo prolungato della respirazione artificiale può rappresentare un pericolo. «Viene introdotto nei polmoni un materiale estraneo che normalmente non vi appartiene. Questo provoca irritazione e aumenta il rischio di infezioni batteriche».

I reni - Ma anche i reni sono a rischio. Dopo un’ustione, il corpo inizia a degradare materiale organico: pelle bruciata, tessuti danneggiati e muscoli. Il compito dei reni è eliminare le sostanze tossiche. «Questo può portare a un’insufficienza renale, spesso anche solo in un secondo momento», afferma Specht, poiché le tossine possono entrare nel circolo sanguigno in quantità eccessive. «Non si tratta di un errore medico, ma di una possibile conseguenza delle lesioni da incendio».

Le infezioni e la disfunzione multiorgano - L'ultimo pericolo è rappresentato dal collasso di molteplici organi. «La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo ed è la principale barriera contro i germi provenienti dall’esterno», sottolinea il medico. «Le infezioni rappresentano quindi un pericolo costante anche molto tempo dopo l’ustione. Per questo le vittime di incendi vengono ricoverate in ambienti speciali, il più possibile poveri di germi. Ma quando la pelle è distrutta, la sua funzione protettiva rimane compromessa a lungo e non si ricostruisce nel giro di poche settimane. Ciò significa che questa barriera è completamente inefficace e i batteri possono penetrare. Purtroppo non esistono ambienti totalmente sterili».

Può così verificarsi una sepsi, in cui batteri o altri agenti patogeni entrano nel flusso sanguigno. «Si può allora morire a causa di una disfunzione multiorgano, perché il corpo cerca di reagire ma si crea un caos completo nel sistema immunitario», conclude Specht.

L'infenzione prima del decesso - Intanto, stando a quanto dichiarato dal portavoce dell'Ospedale Universitario di Zurigo al Blick, si apprende che il 18enne aveva contratto un batterio prima del decesso. Si tratta del Acinetobacter baumannii, resistente agli antibiotici e colloquialmente chiamato anche «germe ospedaliero». Non si sa però se il decesso sia riconducibile a questa infezione e per l'esatta determinazione delle cause la competenza è rinviata alla Procura vallesana.

Oltre al defunto, anche un’altra ferita dell’incendio di Crans-Montana si è infettata. «L’Acinetobacter baumannii si manifesta purtroppo ripetutamente in relazione al trattamento di pazienti con gravi ustioni», afferma il portavoce. «Negli ultimi quattro settimane siamo riusciti a prevenire ulteriori trasmissioni».

È infine arrivato un ultimo aggiornamento sui ricoverati. 23 feriti sono ancora ricoverati negli ospedali elvetici e 41 (tra cui 19 svizzeri) all'estero. Queste cifre non contemplano chi si trova in cliniche di riabilitazione.

I vari nosocomi, contattati da Keystone-ATS, hanno fatto il punto della situazione. Nella tragedia di Capodanno hanno perso la vita 41 persone e 115 sono rimaste ferite.

Da circa due settimane, diversi pazienti - il numero esatto non è stato ancora comunicato - hanno potuto lasciare gli ospedali per essere trasferiti in cliniche di riabilitazione, come quelle dell'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (Suva) a Bellikon (AG) e a Sion (VS).

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