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WEF 2026

Ecco chi sono i "cattivi" presenti a Davos

Signori della guerra e autocrati si danno il cambio al WEF. Che falsifichino elezioni e permettano abusi contro le persone, sembra interessare poco
World Economic Forum/Chris_Heeney
Fonte TAGES-ANZEIGER
Ecco chi sono i "cattivi" presenti a Davos
Signori della guerra e autocrati si danno il cambio al WEF. Che falsifichino elezioni e permettano abusi contro le persone, sembra interessare poco

DAVOS - Nonostante i proclami e gli impegni a favore della pace e dei diritti umani, il World Economic Forum di Davos continua ad accogliere leader e governi il cui operato non è in linea con questi principi.

La lista - Ne fa una lista il Tages-Anzeiger. Tra le presenze più vistose figurano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Entrambi i Paesi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in patria e sono coinvolti da anni nella guerra in Yemen, uno dei conflitti più devastanti al mondo, con centinaia di migliaia di vittime.

Guerra in Sudan - Anche la guerra civile sudanese, scoppiata nel 2023 e responsabile di oltre 150mila morti e dodici milioni di sfollati, trova spazio a Davos solo in una sessione umanitaria marginale. In realtà, diversi partecipanti al WEF hanno un ruolo diretto nel conflitto: l’Arabia Saudita tenta di accreditarsi come mediatrice, mentre gli Emirati sostengono apertamente le Rapid Support Forces di Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti), accusato di gravi crimini di guerra.

Il massacro di Rabaa - Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, salito al potere con un colpo di stato militare, è tra i pochi leader a incontrare Donald Trump a Davos. Il suo regime si fonda su elezioni controllate, repressione dell’opposizione e violenze di massa, come il massacro di Rabaa del 2013, durante il quale morirono oltre mille manifestanti dei Fratelli Musulmani.

Congo e Mozambico - Il WEF offre anche una piattaforma di legittimazione internazionale a leader fortemente contestati. In Mozambico, Daniel Francisco Chapo ha conquistato il potere grazie a elezioni manipolate e alla repressione violenta delle proteste, che è costata la vita a centinaia di civili. Nella Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi si presenta come riformatore, ma ha vinto due elezioni segnate da brogli sistematici.

Il conflitto fra Azerbaigian e Armenia - Infine, Ilham Aliyev, dittatore azero mai eletto democraticamente, rafforza il suo prestigio internazionale grazie alle risorse energetiche del Paese, nonostante la pulizia etnica nel Nagorno Karabakh e la repressione interna.

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