Parla Trump: «Senza di noi la Svizzera non sarebbe la Svizzera. I dazi? Potrei alzarli di nuovo»

Il presidente americano, intervenuto oggi al WEF di Davos, ha colto l'occasione per celebrare i suoi successi (economici e geopolitici) e lanciare stoccate agli oppositori.
Il presidente americano, intervenuto oggi al WEF di Davos, ha colto l'occasione per celebrare i suoi successi (economici e geopolitici) e lanciare stoccate agli oppositori.
DAVOS - Gli occhi del mondo sono puntati su Davos e su Donald Trump che alle 14.40 è finalmente salito sul palco.
È stato accolto dal CEO del WEF, Børge Brende, e dal co-presidente del Consiglio di Amministrazione di BlackRock, Larry Fink. «Siamo ansiosi di conoscere i suoi piani per il 2026 e gli anni a venire», ha detto Fink invitando Trump sul palco. Dopo aver stretto le mani ai presenti, il presidente americano ha preso la parola e si è detto felice di essere al WEF. Dice di essere al WEF con ottime notizie dagli Stati Uniti. «Dopo 12 mesi alla Casa Bianca, la crescita negli Stati Uniti sta esplodendo. L'inflazione è stata contrastata e gli investimenti stanno aumentando. Gli Stati Uniti si trovano a una svolta economica, probabilmente la migliore della nostra storia».
Trump ha elogiato il suo mandato. Ha parlato di cambiamenti e di massimi storici, ad esempio sul mercato azionario statunitense. Ha detto che la gente è molto soddisfatta di lui. Sostiene di aver ottenuto impegni di investimento per miliardi di dollari. Ha tenuto a precisare che gli Stati Uniti sono il motore economico del mondo e che tutti ne traggono beneficio. «Quando le cose vanno male, andiamo tutti male con noi. Altri Paesi dovrebbero seguire il nostro esempio», afferma.
Poi si è scagliato contro alcuni paesi europei, definendoli irriconoscibili. «Amo l'Europa e voglio che l'Europa vada bene. Ma, in alcuni casi, non mi sembra di riconoscere più questi Paesi».
Non sono mancati momenti imbarazzanti, quando Trump ha detto «la gente è molto contenta di me», e in sala si è diffusa una breve risata di sottofondo. Ha dichiarato che i burocrati che ha licenziato inizialmente lo odiavano, ma ora che guadagnano molto di più nel settore privato, lo amano. Di nuovo, una breve risata un po' amara si diffonde nella sala.
E proprio all'inizio, Trump aveva già suscitato l'ilarità degli imprenditori e dei leader politici presenti. Ha detto: «Ci sono molti amici in sala, e anche qualche nemico».
Per Trump «l'Europa non sta andando nella giusta direzione», ha poi aggiunto: «dobbiamo mostrare un occidente unito: gli Stati Uniti vogliono alleati forti», ha sentenziato.
Nel nominare il Venezuela, il presidente statunitense l'ha definito un posto «fantastico». «Ci sono dei problemi - ha aggiunto - ma ora li stiamo aiutando. Guadagnerà più soldi nei prossimi mesi rispetto agli ultimi anni». Inoltre, ha parlato dell'energia green, «un'enorme truffa».
Sulla Groenlandia (di fronte a una platea silenziosa): «Ho grande rispetto per i groenlandesi e per i danesi, ma ogni Paese Nato ha l’obbligo di difendere sé stesso. E ora solo gli Usa possono difenderla. Abbiamo restituito la Groenlandia alla Danimarca dopo la guerra, e loro sono stati irrispettosi».
Da qui la richiesta di «negoziati immediati» per l'acquisizione della grande isola: «Non voglio usare la forza e non la userò. Vogliamo questo pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale. Se gli europei diranno di sì, lo apprezzeremo molto. Se diranno di no, ce lo ricorderemo».
Come fa notare la NBC, più volte il leader statunitense ha sbagliato il nome, chiamandola «Islanda».
Toccato anche l'argomento Ucraina, dopo aver affermato che potrebbe incontrare Zelensky nella giornata di oggi (questo anche se proprio il presidente ucraino aveva già confermato che non si sarebbe recato al WEF, se non a determinate condizioni): «Sta all'Europa risolvere la guerra in Ucraina, non agli Stati Uniti. Questa guerra deve finire perché troppa gente sta morendo. Lavoro su quel conflitto da un anno, ho risolto nello stesso periodo otto guerre. Putin mi ha chiamato per dirmi che non riusciva a credere che avessi risolto il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in un giorno, mentre lui ci stava lavorando da dieci anni».
Non è mancato un elogio provocatorio anche gli «splendidi occhiali da sole di Macron». Malgrado gli scambi al vetriolo degli ultimi giorni, il rapporto fra i due presidenti sembrerebbe non completamente guastato.
Trump ha anche parlato della Svizzera e delle trattative sui dazi: «Gli svizzeri sono gente meravigliosa se la passano proprio bene, vengono da noi vendono orologi, niente tasse e si portano a casa, quanti sono? 41 miliardi? Se non fosse per noi la Svizzera non sarebbe la Svizzera... ma c'era un disavanzo commerciale enorme, quindi ho proposto i dazi al 30%».
A far precipitare tutto - o «a scatenare l'inferno», usando le parole di Trump - la telefonata con Karin Keller-Sutter: «Poi ha chiamato questa donna, non penso la presidente forse era la premier, ha implorato di non imporre tasse. Abbiamo avuto un colloquio piuttosto teso, lei è stata molto aggressiva... Poi mi ha detto: “Non può farlo, siamo un piccolo Paese...” e ha continuato a ripeterlo incessantemente. Devo dirvi che mi ha proprio innervosito. Avrei potuto portare i dazi al 70%, ma non volevo creare una crisi economica. Alla fine abbiamo deciso per il 39%», ha aggiunto.
«È stato un caos, poi però Rolex e tutti quelli che sono venuti a trovare, mi hanno convinto ad abbassarli. Ma non è detto che non possano di nuovo aumentare».
Dopo un'ora e 12 minuti (contro i 45 previsti dal programma), il presidente Usa ha concluso il suo discorso.




