Soldati svizzeri in Kosovo fino al 2029

A chiedere la proroga del mandato Swisscoy è la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati.
BERNA - L'impiego di soldati svizzeri in seno alla KFOR stanziata nel Kosovo va prorogato fino al 2029. È quanto pensa la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S), dettasi d'accordo anche con un aumento degli effettivi.
La presenza della KFOR e di Swisscoy in Kosovo è indispensabile, poiché la situazione in loco, soprattutto nella parte settentrionale, è tuttora fragile. La commissione, spiega una nota odierna dei servizi parlamentari, è convinta che la presenza della KFOR nella regione continui a essere necessaria, anche per contribuire a garantire la stabilità nei Balcani occidentali.
La stabilità del Kosovo e dei Balcani occidentali è inoltre nell'interesse della Svizzera, dove vivono circa 500 mila persone originarie dell’Europa sudorientale, di cui oltre 150 mila di origine kosovara.
La CPS-S appoggia anche un aumento dell'effettivo dei militi svizzeri da 195 a 215 unità. Il Consiglio federale dovrebbe anche avere la competenza di aumentare, nel corso del mandato, il contingente con al massimo 30 militari a tempo indeterminato per poter far fronte, se necessario, a un eventuale futuro fabbisogno supplementare della KFOR.
Inoltre si dovrà prevedere la possibilità di attribuire temporaneamente al contingente svizzero fino a 50 militari supplementari per la manutenzione (p. es. degli elicotteri svizzeri) e fino a 20 militari supplementari per la sicurezza del contingente stesso.
Ex militari - Tenuto conto dei problemi di effettivi dell'esercito, la protezione delle infrastrutture critiche, per esempio, potrebbe essere affidata a ex militari volontari. È quanto chiede una mozione di Rémy Wyssmann (UDC/SO) già adottata dal Nazionale e sostenuta a larga maggioranza dalla Commissione della politica di sicurezza degli Stati.
Per Wyssmann, per poter adempiere il proprio compito, l'esercito necessita non solo di un equipaggiamento moderno, ma anche di personale sufficiente. Dopo che le ultime due classi d'età con un obbligo di prestare servizio militare di 12 anni saranno prosciolte dal servizio verso la fine del decennio in corso, entro il 2030 l'effettivo reale dell'esercito scenderà al di sotto delle 140 mila unità.
A detta del deputato solettese, questo calo è dovuto al fatto che già oggi l'esercito perde ogni anno oltre 11 mila militari, che abbandonano il servizio prima di aver adempiuto il loro obbligo di prestare servizio militare. Tali lacune possono essere colmate almeno parzialmente consentendo agli ex militari motivati di continuare a sfruttare le competenze acquisite nell'interesse del Paese.



