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Parmelin incalzato su Trump: «Se parliamo di tattica abbiamo già perso»

Il punto sui primi due giorni del WEF, tra colloquio proficui, l'attesa dell'incontro con il presidente americano e il timore di una guerra economica
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Parmelin incalzato su Trump: «Se parliamo di tattica abbiamo già perso»
Il punto sui primi due giorni del WEF, tra colloquio proficui, l'attesa dell'incontro con il presidente americano e il timore di una guerra economica

DAVOS - A Davos, nel contesto del World Economic Forum, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha fatto un primo punto sui numerosi incontri già avuti nei primi giorni del vertice.

Incotri proficui - Parmelin ha citato, tra gli altri, colloqui con Annalena Baerbock delle Nazioni Unite e con diversi ministri europei, incontri che hanno permesso di far avanzare vari accordi e di rafforzare il dialogo multilaterale.

La questione Trump, tra Groenlandia e dazi - Durante il discorso inaugurale del WEF, Parmelin ha inoltre avuto l’occasione di presentare la posizione svizzera su alcuni grandi temi geopolitici. Nei prossimi giorni è previsto anche un incontro con la delegazione statunitense, mentre il presidente ha annunciato che seguiranno altre conferenze stampa.

Le domande dei giornalisti si sono concentrate in particolare sul tema della Groenlandia e sul rapporto con Donald Trump. A chi gli chiedeva se temesse il presidente americano, Parmelin ha risposto che si tratta di una questione da affrontare in sede bilaterale, ribadendo però un principio chiaro: la Svizzera ha sempre sottolineato il proprio impegno a favore del diritto internazionale. Parmelin ha confermato la linea: «Siamo fedeli al diritto internazionale. Attualmente si tratta soprattutto di un tema che riguarda la Groenlandia, la Danimarca e gli Stati Uniti».

Guardando all’incontro con Trump, Parmelin ha detto di attendere il colloquio con interesse, senza però sapere con precisione quali argomenti verranno affrontati. Anche il tema dei dazi resta aperto: «Non è ancora chiaro se sarà sul tavolo», ha spiegato.

Il "Consiglio per la pace" - Un altro punto discusso è stato l’invito, arrivato poco prima della partenza per Davos, a partecipare al "Consiglio per la pace". Parmelin ha sottolineato che una decisione di questo tipo va valutata con attenzione e che i processi decisionali richiedono tempo: la Svizzera analizzerà la situazione in modo approfondito. Alla domanda su come spiegherà a Trump la scelta di non aderire immediatamente al Consiglio, Parmelin ha risposto che illustrerà la posizione svizzera nel corso del loro primo incontro ufficiale, ribadendo ancora una volta che i temi concreti del colloquio non sono stati definiti.

«Se parliamo di tattica abbiamo già perso» - Interrogato sulla “tattica” da adottare con Trump, Parmelin ha glissato: «Se parliamo di tattica, abbiamo già perso». L’incontro sarà breve e toccherà vari argomenti, a seconda delle priorità dell’interlocutore. Che si tratti di dazi, geopolitica o Iran, la Svizzera vuole farsi trovare pronta.

I timori per una guerra economica - Sul possibile impatto di una guerra economica, Parmelin ha ammesso che la Svizzera ne sarebbe comunque toccata, anche indirettamente. I dazi statunitensi e le contromisure europee danneggerebbero anche un Paese fortemente orientato all’export come la Confederazione, motivo per cui è fondamentale cercare soluzioni condivise.

Infine, alla domanda su come reagirebbe a eventuali provocazioni di Trump, Parmelin ha ribadito l’approccio elvetico: dialogo con tutti e ricerca di soluzioni. Solo dopo l’incontro, previsto per la sera successiva, sarà possibile fare un bilancio più preciso.

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