Armi dismesse, conti "fuori controllo"

Le critiche dell'EFK sui soldi pubblici gestiti dall'esercito e dal Dipartimento federale della difesa
BERNA - Che si tratti di nuovi caccia, sistemi radar o droni da ricognizione, l’esercito e il Dipartimento federale della difesa (DDPS) finiscono regolarmente sotto i riflettori per i ritardi nei progetti e per i costi supplementari. Per porre rimedio a questa situazione, il nuovo ministro della Difesa, Martin Pfister (62 anni), ha chiamato a collaborare Robert Scheidegger, per anni responsabile dell’analisi del DDPS per il Controllo federale delle finanze (EFK).
La notizia è riportata dal Blick. Tuttavia, nemmeno questo intervento ha evitato nuove critiche. Nell’ultimo rapporto pubblicato, i revisori accusano lo Stato maggiore dell’esercito di una gestione poco rigorosa delle risorse finanziarie durante lo smantellamento dei sistemi d’arma fuori servizio. Non si tratterebbe di casi isolati, bensì di «lacune sistematiche», spiega l’EFK. Tra gli esempi citati figurano l’artiglieria da fortezza e le granate da mortaio del tipo Stryx.
«Nessun progresso rilevato» - Particolarmente grave, secondo l’EFK, è il mancato recepimento di una raccomandazione classificata come «priorità 1»: prestare maggiore attenzione al risparmio e all’uso economico delle risorse. Si tratta di un richiamo già formulato in diversi rapporti negli ultimi anni. Eppure, osserva l’organo di controllo, «rispetto alla situazione del 2020 non sono stati registrati progressi».
Continuano infatti a mancare direttive interne vincolanti che impongano il rispetto dei principi di economicità e di impiego efficiente delle risorse, come previsto dalla legge sulla gestione finanziaria. Il Controllo federale delle finanze raccomanda dunque allo Stato maggiore di colmare questa lacuna, includendo anche una chiara dimostrazione del miglior rapporto costi-benefici per ogni operazione di smantellamento.
«Si tratta di denaro pubblico» - «La legge sulla gestione finanziaria obbliga l’amministrazione a garantire un uso efficace ed economico delle risorse», sottolinea l’EFK. «Si tratta pur sempre di denaro pubblico».
Dal momento che negli ultimi tempi non si sono più verificati grandi smantellamenti, l’EFK ha analizzato quattro interventi di minore entità sotto il profilo dell’economicità, discutendoli con i rappresentanti dello Stato maggiore. Il bilancio è tutt’altro che incoraggiante: «È emerso che l’economicità non ha avuto un ruolo determinante». In alcuni casi, ad esempio, materiali dismessi sono stati ceduti a musei invece di essere venduti, rinunciando così a potenziali entrate.



