Quei metri quadrati di pelle introvabili giunti dai Paesi Bassi

Nell’emergenza sanitaria seguita alla tragedia di Crans-Montana sono emerse alcune criticità nella gestione di un elevato numero di pazienti con gravi ustioni.
CRANS-MONTANA - Non è mancata la solidarietà nazionale e internazionale dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana. Dall’Italia al Belgio, dalla Francia agli stessi cantoni svizzeri, in molti hanno teso una mano al Vallese e al comune colpito.
Qualche difficoltà - Il dramma ha però messo in luce le difficoltà dei centri svizzeri specializzati nel trattamento delle grandi ustioni nel gestire un numero così elevato di pazienti. I feriti ricoverati presentavano ustioni gravissime, in alcuni casi estese fino al 60% del corpo.
In situazioni del genere è fondamentale rimuovere tempestivamente la pelle bruciata, un’operazione estremamente complessa e delicata. In attesa di poter effettuare trapianti cutanei, il corpo, privo di protezione, deve essere infatti coperto per prevenire infezioni.
Detto questo, per proteggere le ferite si utilizzano preparati simili alla pelle umana, oltre a cute proveniente da donatori deceduti. Materiali che, durante l’emergenza, si sono rivelati quasi introvabili.
Prodotti scarsi - «I prodotti per coprire le ustioni aperte erano scarsi», ha confermato al Tages-Anzeiger il direttore di Swisstransplant, Franz Immer. La ragione? «In Svizzera non disponiamo di una banca dei tessuti in grado di conservare la pelle».
Una lacuna che è stata colmata grazie all’aiuto di altri Paesi. «Sarebbe stato utile se i fornitori svizzeri avessero avuto a disposizione maggiori quantità di pelle», ha sottolineato anche un portavoce dell’Ospedale pediatrico di Zurigo.
Metri di pelle dai Paesi Bassi - A tendere la mano alla Svizzera è stato in particolare dai Paesi Bassi, che ha fornito all’Ospedale universitario di Zurigo nove metri quadrati di cute.
Una situazione diversa invece a Losanna. Secondo quanto dichiarato dall’Ospedale universitario Chuv, non si sono invece verificate carenze. Per i trattamenti non sono stati utilizzati innesti cutanei, bensì prodotti artificiali.
E per far fronte alla forte domanda, altri ospedali della Svizzera hanno messo a disposizione le loro scorte.
Una banca anche in Svizzera? - Ma come mai non esiste una banca per la conservazione della pelle dei donatori deceduti? Secondo Swisstransplant i motivi sono strutturali. La gestione di una banca dei tessuti cutanei è complessa e soggetta a normative molto severe.
Un’infrastruttura di questo tipo deve essere approvata dall’autorità di omologazione Swissmedic e richiede team specializzati e procedure articolate per il prelievo, la lavorazione e la conservazione.
«Il sostegno dall’estero è stato impressionante», ha ammesso Immer. Nonostante il periodo festivo, le cure non ne hanno risentito. Il caso dimostra tuttavia quanto sia impegnativa l’assistenza sanitaria in presenza di eventi straordinari.



