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SVIZZERA

Caffè: oro oltre Gottardo, ma non è colpa solo dei chicchi

Quello servito con panna viaggia verso i 5 franchi. Nel 2025 il sesto rincaro consecutivo, ma restiamo grandi consumatori, più dei tedeschi, degli americani e persino degli italiani.
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Fonte NZZ
Caffè: oro oltre Gottardo, ma non è colpa solo dei chicchi
Quello servito con panna viaggia verso i 5 franchi. Nel 2025 il sesto rincaro consecutivo, ma restiamo grandi consumatori, più dei tedeschi, degli americani e persino degli italiani.

ZURIGO - In Svizzera esiste un’abitudine tutta particolare: ordinare un Café crème, spesso servito con il classico vasetto di panna a parte. Per molti è la vera bevanda nazionale. Ma questo rito quotidiano sta diventando sempre più costoso: nel 2025 una tazza costa in media 4 franchi e 65 centesimi, sette centesimi in più rispetto all’anno precedente. E si tratta del sesto rincaro consecutivo. Lo rivela Cafetiersuisse, l’associazione dei gestori di caffè che ha confrontato i prezzi in 670 locali.

Per gli svizzeri non è una buona notizia. Il caffè è parte integrante della loro giornata, tanto da essere considerato un bene di prima necessità: la Confederazione stocca persino chicchi per le emergenze. Ogni abitante ne consuma in media 3,4 tazze al giorno, più di tedeschi, italiani e americani. Eppure, il rapporto con questa bevanda non è stato sempre semplice.

Nel XIX secolo il caffè era un lusso per pochi: la Svizzera, priva di colonie, non aveva accesso diretto ai Paesi produttori e i chicchi erano rari e costosi. La maggior parte della popolazione ricorreva quindi a surrogati più economici, in particolare al caffè di cicoria, che divenne il “tonico” della classe operaia. Solo con il boom economico del dopoguerra i sostituti iniziarono a sparire e il caffè vero divenne davvero popolare.

Da allora i prezzi sono saliti costantemente: 1,51 franchi nel 1980, 2,30 nel 1990, 3,08 nel 2000. Oggi si sfiorano i 5 franchi. Ma non è solo inflazione: negli ultimi mesi il costo delle materie prime è aumentato del 30% a causa di problemi logistici, eventi climatici (come l'uragano Melissa) e tensioni commerciali nei principali Paesi produttori (i dazi in Brasile, dove si produce il 40% del caffè venduto nel mondo).

Eppure, come spiega Hans-Peter Oettli, presidente di Cafetiersuisse, il valore dei chicchi rappresenta solo una piccola parte del prezzo finale: circa il 10%. La voce più pesante è il personale, seguita dalle macchine professionali, oggi vere e proprie “auto di media gamma” in termini di costo. A pesare sono anche le nuove aspettative dei clienti, cresciute con il successo delle capsule negli anni Novanta e con la diffusione di catene come Starbucks. Oggi il caffè è diventato un elemento di lifestyle: si discute di miscele, di macinatura, di pressatura, di estrazione. E chi esce a berlo pretende una qualità superiore a quella domestica.

Per questo, conclude Oettli, è probabile che il prezzo continui a salire. Forse il Café crème non è mai stato così caro. Ma, allo stesso tempo, non è mai stato così buono.

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