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SVIZZERADopo la violenza è costretta a sposarlo e a portarlo in Svizzera

27.09.23 - 13:03
Laura, giovane kosovara residente da anni in Svizzera, è rimasta intrappolata in un matrimonio forzato.
20min/Michael Scherrer
Dopo la violenza è costretta a sposarlo e a portarlo in Svizzera
Laura, giovane kosovara residente da anni in Svizzera, è rimasta intrappolata in un matrimonio forzato.

ZURIGO - Laura*, originaria del Kosovo, è arrivata in Svizzera alla fine degli anni 2000 all'età di 17 anni. A cadenza annuale torna però in patria, in vacanza, con i suoi genitori.

Un giorno, nell'estate del 2011, la giovane si trova in un ristorante con sua cugina e suo zio. Un uomo si unisce a loro: la cugina di Laura lo conosce. Parlano e lui le suggerisce di andare in un altro ristorante, così Laura cade nella sua trappola e lo segue.

L'uomo si ferma davanti a una casa. Entrano e lui chiude la porta, poi, nonostante le urla di Laura, la trascina in soggiorno e la violenta. Dopo l'attacco lui la riaccompagna a casa e la minaccia, dicendo che se lei avesse detto qualcosa lui avrebbe fatto del male alla sua famiglia. E che pochi giorni dopo si sarebbero fidanzati.

Nella primavera del 2012 Laura torna in Kosovo. Il suo aggressore ha fissato un appuntamento all'anagrafe, dove firmano gli atti di matrimonio. In Svizzera Laura presenta i documenti per il ricongiungimento familiare e nel gennaio del 2013 il marito-stupratore arriva in terra rossocrociata.

I due vivono insieme per tre mesi, periodo in cui, stando a Laura, l'uomo la violenta altre tre volte. Lei lavora gran parte della giornata per fare rientro a casa il più tardi possibile, non mangia quasi più e vive nella costante paura di essere assassinata. Nella primavera del 2013, Laura riceve una telefonata da sua madre: il marito si è presentato a casa dei suoi genitori, cercandola e proferendo minacce. Laura va da loro e dice la verità alla sua famiglia. Poi va alla stazione di polizia e racconta tutto.

Un anno e mezzo dopo, suo marito è stato condannato a quattro anni di carcere per stupro, minacce e coercizione. In prigione, però, l'uomo ha presentato appello. All’inizio del 2016, il tribunale superiore ha deciso che le prove erano troppo scarse e lo ha scarcerato. L'uomo ha però dovuto fare ritorno in Kosovo, lontano dalla sua vittima.

* Nome di fantasia

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