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CITTÀ DEL VATICANO Le 34 nuove Guardie svizzere hanno giurato

06.05.21 - 19:24
L'"esercito più piccolo del mondo" hanno promesso lealtà eterna a papa Francesco.
keystone-sda.ch / STF (Andrew Medichini)
CITTÀ DEL VATICANO 
06.05.21 - 19:24
Le 34 nuove Guardie svizzere hanno giurato
L'"esercito più piccolo del mondo" hanno promesso lealtà eterna a papa Francesco.
Il Pontefice ha rivolto i suoi «sinceri auguri alle giovani reclute», sperando «che possano fare proficue esperienze spirituali e umane sia in Vaticano che nella città di Roma».

CITTÀ DEL VATICANO  - Trentaquattro nuovi alabardieri della Guardia svizzera pontificia hanno prestato giuramento questo pomeriggio nel Cortile di San Damaso del Palazzo apostolico vaticano.

In una cerimonia solenne e suggestiva, pur se con le restrizioni dovute alle normative anti-Covid-19, con il giuramento sulla bandiera del comandante le 34 reclute dell'"esercito più piccolo del mondo" hanno promesso lealtà eterna a papa Francesco e ai suoi legittimi successori, esprimendo la loro devozione e la volontà assoluta di servire il successore di Pietro, fino all'estremo sacrificio.

Il giuramento - «Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il pontefice regnante e i suoi legittimi successori, di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, se necessario, anche la mia vita in loro difesa», hanno detto una dopo l'altra le 34 reclute, ciascuna nella propria lingua (23 in tedesco, otto in francese, due in italiano e una in romancio).

«Assumo gli stessi doveri nei confronti del Collegio cardinalizio durante la vacanza della Sede apostolica - dice ancora la formula del giuramento. Prometto anche al comandante e agli altri superiori rispetto, fedeltà e obbedienza. Così giuro, che Dio e nostri Santi patroni mi assistano».

L'evento, nella data in cui si commemora l'eroica morte dei 147 soldati elvetici caduti in difesa di papa Clemente VII nel Sacco di Roma (6 maggio 1527), si è svolto in un clima di orgoglio nazionale e di austerità.

Le guardie indossavano la"Gran Gala", l'uniforme con armatura, che viene indossata per la benedizione papale"Urbi et Orbi", a Natale e Pasqua. Il solenne giuramento sulla bandiera del Corpo è stato prestato alla presenza di monsignor Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato.

Ospiti ridotti causa Covid - A causa della situazione sanitaria, il numero di ospiti era ridotto al minimo né era presente un Cantone ospite. Hanno partecipato solo i genitori, i fratelli e le sorelle delle nuove guardie, famiglie delle guardie attive e alcuni rappresentanti dalla Svizzera. Le autorità elvetiche erano rappresentate dal presidente della Confederazione, Guy Parmelin, da quello del Consiglio nazionale, Andreas Aebi, e da quello del Consiglio degli Stati, Alex Kuprecht, ricevuti oggi dal papa.

L'esercito svizzero era rappresentato dal divisionario Roland Favre, alto ufficiale superiore presso il Centro ginevrino per la politica di sicurezza (Cgps). La Chiesa in Svizzera da monsignor Alain De Raemy, vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo.

Ricevendo oggi in udienza i nuovi alabardieri, papa Francesco ha espresso «grande apprezzamento» per «il fatto che dei giovani scelgano di dedicare alcuni anni della loro esistenza nella generosa disponibilità al successore di Pietro e alla Comunità ecclesiale», e ha rivolto i suoi «sinceri auguri alle giovani reclute», sperando «che possano fare proficue esperienze spirituali e umane sia in Vaticano che nella città di Roma».

«Possano questi anni che trascorrerete qui essere occasione per un approfondimento della vostra fede e un amore ancora più forte alla Chiesa», ha affermato.

Nella messa celebrata di primo mattino all'Altare della Cattedra della Basilica vaticana, invece, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha sottolineato alle 34 reclute che quanto espresso oggi nel giuramento, cioè «la volontà di dedicarvi con tutte le forze, sacrificando ove occorra anche la vita, al servizio del papa per amore del Signore», «ovviamente richiede una grande fede, richiede una grande forza d'animo, perché all'indispensabile disciplina esteriore si unisca una altrettanto essenziale disciplina interiore».

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